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LO SPUNTINO: GELATO ALLO YOGURT FATTO IN CASA (SENZA GELATIERA)

Il gelato allo yogurt fatto in casa è uno spuntino sano, facile da fare e (relativamente) veloce. Anche senza gelatiera!

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A Firenze il caldo può raggiungere vette intollerabili. C’è poi quella tipica umidità appiccicosa da rive d’Arno che ti fa maledire il giorno in cui hai deciso di non investire quei venti miseri euro nella piscinetta gonfiabile nella quale, oltre ai figli, avresti potuto immergere i tuoi piedoni da elefante.

Evvabbè.

Mi fa talmente caldo che anche uscire a prendere un gelato implica una fatica che in questo momento non mi sento proprio di affrontare. Inoltre la gelateria che sta praticamente sotto casa ha deciso, con grande disappunto della mia figlia maggiore, di dismettere il gelato allo yogurt semplice in favore di uno più raffinato; yogurt miele e noci. Si da il caso però che Giorgina sia una estimatrice della versione basica e che peraltro non abbia grande simpatia per quasi nessun altro gusto di gelato; quindi ieri, in un delirio provocato da un misto di caldo e fatica ho deciso di provare la ricetta del gelato allo yogurt che avevo trovato tempo fa su Food52.

LO SPUNTINO: PANE E BURRO DI NOCCIOLINE PER GRANDI E PICCINI

Uno spuntino a base di burro di arachidi. Facile e delizioso. Lo diceva anche Hemingway!

Calorie non vi temiamo.

Ci sono cibi che contengono un miliardo di milioni di calorie ma di cui proprio per me è difficile fare a meno. Soprattutto quando insieme alle calorie ci sono anche degli aspetti nutrizionali interessanti dietro i quali nascondere la mia golosità e indulgere in tentazione sentendomi meno in colpa.

Il burro di arachidi è uno di questi. Calorico allo spasimo contiene un sacco di vitamine ma anche zinco, magnesi e acido folico. Un amico senegalese mi diceva che dalle sue parti le arachidi si frullano e si danno da mangiare alle donne incinte. Quando fatto in casa con l’aggiunta di pochissimo sale e poi consumato con moderazione il burro di arachidi non può far che bene (ovviamente attenzione alle allergie! Le arachidi sono a forte rischio di reazione allergica per cui prima di consumarle in gran quantità accertatevi che i vostri piccoli non ne siano allergici!). Per i bambini, poi, qualche caloria in più all’uscita da scuola per mantenere l’energia necessaria a scorrazzare su e giù per il parchetto giocando con gli amici è solo benvenuta ed è sempre meglio dello zucchero. O no?

LE 5 RICETTE +1 PRESE DAL WEB E FONDAMENTALI NELLA MIA CUCINA

Io amo cucinare. In famiglia siamo collezionisti compulsivi di libri di cucina e adoriamo sperimentare ricette e abbinamenti nuovi tanto quanto preparare i piatti della tradizione toscana esattamente come lo facevano le nonne, senza sgarrare di una virgola.

Cucino molto a memoria e sono ancora molto legata al libro di carta quando si tratta di ricette. Mi piace tenere il segno delle preferite e annotare piccole modifiche. Sono però anche una grande seguace di alcuni blog e siti di ricette e alcuni dei miei MUST in cucina vengono proprio dal web.

TASTE 2015; L’ECCELLENZA DEL GUSTO APRE LE PORTE AI PICCOLI

Parlavamo di svezzamento noioso all’italiana un paio di post fa, giusto? Dicevo dello scollamento che c’è tra una cultura alimentare sana e varia come è quella italiana e una metodologia di avvicinamento al cibo che è fatta di paure, tabù e contraddizioni inspiegabili.

Ecco, dopo quel post, qui a Firenze, è iniziato il fine settimana di Taste – il salone dedicato alle eccellenze del gusto e del food lifestyle organizzato da Pitti Immagine e ormai giunto alla decima edizione. Nell’anno dell’expo dedicato proprio all’alimentazione e al cibo di qualità, Taste ha portato a Firenze, come ogni anno, centinaia di espositori di eccellenza per aprire le nostre papille gustative a nuove esperienze gastronomiche con un viaggio da capogiro su e giù per lo stivale.

(sfoglia la gallery qui sopra per vedere qualche immagine in più)

Quest’anno, dato il pancione e il livello degli ormoni non proprio in assetto da carnevale e divertimento, devo ammettere di essere stata sull’orlo delle lacrime almeno una decina di volte passando di fronte a certi stand di certi vini di quelli che anche solo l’odore ti fa sentire come seduta su un bel prato a primavera a sorseggiare un buon rosso chiacchierando con gli amici, aspettando sera; oppure avvicinandomi per sbaglio agli stand dei salumi di qualità, quelli tipo il lardo che comincia a sciogliersi appena ci metti gli occhi sopra e che ti sussurra all’orecchio il desiderio di stendersi su un crostino di pane caldo; oppure ancora nel settore dolce, tra file di biscotti, amaretti, cioccolate, torroni, marmellate, confetture e barattoli di voluttuose cremerie assortite.

Proprio con in testa il pensiero dell’approccio italiano all’educazione al gusto, curiosando tra gli stand di Taste, quest’anno, ho trovato anche chi, come il nuovissimo Galameo, ha deciso di fare dell’educazione al gusto dei bambini una start-up gourmand e ha studiato una linea di biscotti, una crema al cioccolato e nocciole e diversi formati di pasta integrale di qualità elevatissima, pensata proprio per offrire ai piccoli un’alternativa sana e gourmand ai prodotti industriali e per trasfromarli pian piano in piccoli gastronauti. Avrei portato volentieri qualcosa da assaggiare a Giorgina ma purtroppo quando sono arrivata allo shop i barattoli di biscotti erano stati già tutti venduti. Mi sono innamorata dei cantucci e dei biscotti dei Fratelli Lunardi, che sono come quelli fatti in casa; buoni, croccanti, con le uova vere e la farina bio. Una meraviglia per il palato e per gli occhi. Ho trovato anche una mamma, bellissima e giovanissima, che da dipendente di una multinazionale si è trasformata in imprenditrice e sotto il marchio Happy Mama produce barattoli di composte, confetture, marmellate e chutney assai particolari e deliziose; super-genuine e sanissime adatte a grandi e piccini. Mi ha fatto venire in mente Diane Keaton in un film anni ’80 che da piccola adoravo e spero vivamente di trovare presto i suoi prodotti in vendita qui a Firenze per farne una bella scorta.

Forse non sarei dovuta andare. Ma è più forte di me; il mio palato, intendo. Promettetemi una selezione di formaggi di capra che più puzzolenti non si può e mi vedrete smuovere le montagne. Se potessi farne un lavoro, girerei il mondo anche solo per mangiare i cibi più strani, le cose più insolite, i sapori più diversi. Solo due cose non mangio; ananas e banane. per il resto non dico mai di no, neppure all’uovo millenario o alle cavallette.

Giorgina è nata 26 mesi fa dopo 9 mesi di montagne russe alimentari dentro la mia pancia e fino ad oggi si sta dimostrando degna figlia di suo padre e di sua madre. Mettetele davanti una fetta di gorgonzola e la vedrete leccarsi i baffi; un crostino al lardo di colonnata o una zuppa di barbabietole; dei carciofi “scazzottati” o un mix di patate dolci al forno; è difficile che si tiri indietro. Poi, certo, anche lei ha i suoi gusti e ci sono cose che mangia con gusto e altre che mangia per fame; quello che è certo è che il cibo per lei è avventura, è divertimento, proprio come lo è per me e questo mi rende felice.

Spero di riuscire a mantenere viva in lei questa curiosità perché abituare i nostri figli alla diversità alimentare significa aiutarli a destreggiarsi un un mondo sempre più – fortunatamente – multiculturale; vuol dire dar loro un motivo in più – tra i tanti – per aver voglia di viaggiare, esplorare il globo seguendo un sapore, un odore da portare via rendendolo parte di sé.

Ogni tanto se mi concentro riesco a sentire il sapore del fish&chips con le patatine all’aceto che io e la mia mamma prendevamo a Londra, dopo le nostre esplorazioni pomeridiane, vicino a casa dove viveva il mio babbo; avevo 5 anni e, ancora oggi, a partire da quella memoria fatta di sapori, dal ricordo di quell’odore, riesco a far riemergere l’immagine di una roulotte e di un signore grasso col grembiule unto che spruzzava aceto sul bicchierone riempito di patatine; di me che parlavo inglese e mia mamma no; del pub dove i grandi entravano e i bambini no. Ci sono delle volte che, invece, mi paralizzo per strada perché mi sembra di sentire il profumo acre del pane sangak, cotto sui sassi nei forni dell’Iran, ma è solo un trucco della mia memoria che distorce l’odore del nostro pane in quello per cui tanto sento nostalgia e lo fa perché ogni tanto c’è bisogno di ricordare.

Questo è per me “il gusto” della vita. Accompagnare i nostri piccoli alla scoperta del cibo è un dono per cui loro forse non ci ringrazieranno mai ma che, sono sicura, renderà la loro vita più ricca. Smettiamola dunque di propinare scatolette di baby-food e formaggini insapore nel timore che una porzione di gorgonzola faccia loro male, o di sgrassare il prosciutto, di selezionare sempre soltanto le stesse verdure, di cucinare pasti separati per anni e anni, di togliere aglio, cipolla e tutte le spezie dai loro piatti e facciamoli sedere con noi, a godere insieme a noi del rito del mangiare in compagnia, del piacere della tavola.

Non ce ne pentiremo!!!

P.S. E comunque l’anno prossimo giuro che porto anche Giorgina; già mi immagino le scorpacciate che ci faremo e non vedo l’ora! Chi viene con me?

GHIACCIOLI PESCHE E VANIGLIA: COMFORT FOOD ESTIVO.

Tante pesche, troppe pesche, talmente tante che ad un certo punto che non riuscivamo a finirle prima di vederle ammosciarsi tristemente nella ciotola della frutta fino a trasformarsi in una marcescente marmellata a freddo. Peccato, no?

Urgevano progetti culinari e quindi qui abbiamo cominciato a darci da fare. Ne sono uscite fuori varie cose buone tra cui questi ghiaccioli cremosi con pesche, vaniglia, yogurt e panna. Si perché noi della prova bikini proprio ce ne freghiamo. Inoltre avevo comprato al negozio dove vendono tutto ad un euro lo stampino per i ghiaccioli; sono spuntati fuori dall’angolo di uno scaffale mentre stavo comprando tonnellate di adesivi per impegnare Giorgina in qualcosa di ipnotico quando proprio non ho voglia di fare altro che starmene stesa a leggere sul divano. Capita solo a me?

Comunque. È iniziata la ricerca tra “ghiaccioli pesche buonissimi” e “peach popsicles paletas yummi” fino a che non ho trovato questa ricetta di The Craving Chronicles che mi sembrava proprio quella che faceva al caso nostro. E avevo ragione.

Provate. È facilissima e super-yummi. Merenda felice assicurata per tutta la famiglia!

Ecco la ricetta un po’ adattata ai miei gusti da The Craving Chronicles:

CREMINE AL LATTE E VANIGLIA: UNA MERENDA PER I PICCOLI, CHE PIACE ANCHE AI GRANDI.

Giorni frenetici questi. Freneticissimi. Il bello è che non ho ben chiaro perché. Sarà la primavera oppure il fatto che mi sono infilata in una situazione del cavolo che non starò qui a sviscerare con voi – e lo faccio per la vostra salute mentale – ma le giornate passano e mi sembra che manchino all’appello almeno sette, otto ore.

A casa cuciniamo, spesso viene fuori anche qualcosa di molto buono, ma il più delle volte si mangiano sempre le stesse cose; tutto sano, tutto buono, tutto pallosamente bio, ma sempre un po’ la stessa minestra.

Giusto per dedicarsi alla cucina con qualcosa di più sfizioso, quando sono venuti gli amichetti di Giorgina a giocare, io e Tara ci eravamo lanciate su queste merendine sane ma gustose, una rivisitazione basata sul libro della solita, mitica, Sigrid Verbert. Una ricetta velocissima da fare e super facile; delle cremine di latte, senza zucchero e con un po’ di spezie a dare al tutto un po’ di brio che, però, alla fine sono state spazzolate via dai grandi invece che dai piccini. Giorgina ha apprezzato, ma lei non conta visto che è un’idrovora e ingurgita praticamente tutto; gli altri avevano già fatto merenda e se le sono filate meno di zero.
(ricetta dopo il salto)

COSA MANGIA G.: POLLO AGLI AGRUMI CON CAPPERI E ERBE AROMATICHE.

Quando hai una piccola peste di tredici mesi che passa il tempo esplorando e svuotando ogni angolo della tua casa, mangiando polvere proveniente dagli anfratti più dimenticati, girando per casa con i tuoi calzini sporchi intorno al collo come fossero una sciarpa, fiondandosi da una stanza all’altra alla velocità della luce con in mano delle cose che al ritorno non ci sono più e magari erano importanti, ecco, diciamo che il tempo per cucinare si riduce assai.

Prima si facevano le cose con un certo garbo – quando si facevano – ora per lo più si lancia della roba a caso in un recipiente senza starsi tanto a domandare perché e per come, mentre con lo sguardo si seguono gli atti vandalici in corso, poi si cuoce il mix e si spera bene. Qualche volta vien fuori una mezza schifezza, qualche volta invece il risultato è ottimo e sorprendente. E quando viene bene, qualsiasi cosa esca dal forno si trasforma automaticamente in comfort-food, in quella tipologia di cibo che ti fa godere il doppio perché il rapporto costi benefici è tipo 1 a 10.

Questa ricetta è uno dei picchi massimi di qualità raggiunti nel lancio casuale di ingredienti in una teglia – insieme ad un’altra che posterò prossimamente.  È facile, è veloce, è gustosa e la può mangiare tutta la famiglia. Non risparmiatevi sull’aglio perché ci sono i bambini. L’aglio fa bene ed è antibatterico… o almeno questo è il mantra che ci ripetiamo ogni volta che la nostra piccola peste ci stende con la fiatella di uno che si accinge ad andare a caccia di vampiri…

Insomma, provatelo questo pollo agli agrumi finché ancora si trovano in giro delle buone arance (mi raccomando non quelle rosse!) e poi modificate la ricetta a vostro piacimento.

Se avete aggiunte da fare, precisazioni, migliorie, non esitate a commentare!!!

Buon appetito!!!

COSA MANGIA G.: LA CECIONA O PSEUDO-FRITTATA SENZA UOVA.

Sono allergica alle uova e non me lo meritavo. Quelle uova che ho sempre onorato sulla mia tavola. Quelle uova che ho sempre comprato biologiche, allevate all’aperto a terra, figlie di galline nutrite con il cibo quello buono. Quelle uova che dovevano eleggermi a testimonial delle uova mi hanno tradita con un allergia che mi fa gonfiare la bocca a dismisura ogni volta che ne ingerisco anche un piccolo morso per sbaglio (per sbaglio???). Adesso non posso mangiare quasi nessun dolce – cosa che mi turba limitatamente – ma soprattutto non posso mangiare le uova al tegamino, le uova strapazzate, la frittata, un polpettone fatto come dio comanda e tante altre delizie che spero di essermi goduta a sufficienza quando ne ho avuto l’occasione. Purtroppo non si apprezza mai quello che si è perso finché non si è perso e io adesso vivo con la voglia di una frittata.

Così è la vita, una continua corsa nei gironi infernali del desiderio inappagato. Maledizione.

Nasce così questa pseudo-frittata, dal desiderio inappagato che però nutre ancora tutte le sue speranze. Questa frittata di farina di ceci, chiamata da me ceciona, in onore alla cecìna (o torta) livornese, ha la passione dentro e risulta appagante e gustosa quasi come una vera frittata. Ottima per grandi e per piccini, onnivori e vegani, non negherò che gradisce un leggero soffritto d’aglio. Non me ne vogliano le mamme che nemmeno avvicinano aglio e cipolle alle bocche dei loro piccini – e figuriamoci poi soffritti -, io credo nel gusto e penso che nella giusta misura si possa far tutto. Giorgina ha apprezzato moltissimo la ceciona e noi pure.

Fatemi sapere se provate a farla. So che non vi deluderà.

COSA MANGIA G: UN MUFFIN PER COLAZIONE.

Giorgina si è stufata del solito latte a colazione. O meglio, non le basta più. Sul biscottino qui siamo un po’ scettici e comunque la piccola, dal palato raffinato, sembra non gradire affatto. Ispirati dal nostro, ormai veramente prossimo, viaggio a New York abbiamo deciso di provare questa ricetta di muffins per piccoli gourmet presa dal libro, bellissimo, di Sigrid Verbert Piccoli gourmet crescono, di cui avevo già parlato.

Che dire. La ricetta funziona, non è troppo dolce ed è anche senza uova; data la mia recente allergia alle uova (lo avevo detto che era il mese della sfiga, no?), si presta anche per una variazione alla mia solita colazione rigorosamente salata. Di zucchero ce n’è proprio pochino e ormai la piccola ha un anno; direi che si può anche cominciare a farle sperimentare qualche piccola “dose”.  Rispetto alla ricetta originale che proponeva di mischiare farina 00 con farina integrale io ho optato direttamente per la farina 2, l’unica che abbiamo in casa e con cui facciamo tutto. La nostra è la farina 2 del tipo “grani antichi” del Molino Paciscopi di Montespertoli (FI): una farina che nasce da un bel progetto di collaborazione e di recupero di antiche semenze tra Università di Firenze e pochi, scelti, mulini toscani. È una farina strepitosa. Per chi è in zona la consiglio vivamente. Ho anche aggiunto un pizzico, proprio un pizzico di vaniglia, invece che cannella perché di vaniglia ne avevo tonnellate mentre la cannella buona la sto finendo. Il risultato è moooooolto gustoso. Insomma. L’esperimento ha funzionato anche se, ovviamente, il tutto risulta ancora un po’ sciapo e poco saporito. Ma così vanno le cose e G. non sembra lamentarsi.

Come potete vedere insisto con i miei esperimenti “artistici”. Perdonatemi ma durerà ancora un po’. Ho scaricato QUESTA app che adoro e non riesco a staccarmene. Non ho alcun talento artistico ma chissene, mi sto divertendo troppo. Portate pazienza.

COSA MANGIA G.: MERLUZZO CON CREMA DI CARCIOFI DA “LE RICETTE DI SOFIA. PAPPE DA GRANDI PER PICCINI”.

Tanto per dire come la sfiga, quando arriva, arrivi in multipli – come i morsi di una cimice, come le punture di una processionaria, come i mobili dell’Ikea – se non fosse sufficiente il periodo del cavolo che stiamo passando adesso ci si è messa anche Giorgina con la prima vera febbre della sua vita e io che forse sono diventata allergica alle uova. Evvabbè. Non dite niente.

La piccola ci si è messa proprio d’impegno a far le cose per benino e ha fatto tre giorni di febbre a 40 con relative notti semi-insonni e pomeriggi che te li raccomando. La cosa che mi stupisce è che nonostante la febbre, nonostante tutto il fastidio – mentre io dimostravo la mia solita attitudine al panico e, per una sospetta allergia, tenevo il muso a tutti quanti – lei affrontava la malattia a testa alta, con una classe che non vi sto a dire, con elegante portamento e con un sorriso a 5-quasi-6 denti da far invidia a una pubblicità del dentifricio.

Una cosa che qui non manca mai, comunque, è l’appetito. Qua si mangia e si apprezzano le cose fatte per bene. A questo proposito ho sfruttato questi giorni a casa per leggere attentamente e testare un libro di ricette per bambini che mi è stato regalato di recente da Agnese (la bravissima creatrice di ANG UN BEBÉ di cui vi avevo già parlato). Lo tenevo lì da un po’, avevo dato uno sguardo all’interno e mi era piaciuto il fatto che, semplicemente, il libro adattasse ai bambini molto piccolini le ricette di uso quotidiano in tutte le case italiane. Diversi sughi per la pasta, zuppe e zuppette, carne, pesce e verdure tutte in versione super-salutare. Niente di nuovo e tutto di nuovo, dunque. Diciamo che più che un ricettario è uno stimolo, soprattutto per chi non riesce a staccarsi dal modello zuppone proposto ai pediatri. Noi da tempo lasciamo che Giorgina soddisfi il suo palato con i piatti dei grandi ma – essendo noi amanti del piccante e del condimento salutare ma pesante (sembra un ossimoro?) – molto spesso c’è bisogno di cucinare qualcosa per la piccola di casa e un ricettario come questo è una bella risorsa.