Category

vivere sostenibile

Category

CHE NE FACCIO DI QUEL TUBETTO DI LANOLINA?

10 modi per utilizzare la crema ALLA LANOLINA anche oltre l’allattamento!

Avete comprato la lanolina per le ragadi al seno ma poi, fortunatamente, non ne avete avuto bisogno e adesso giace lì nel dimenticatoio a far polvere? Vi hanno regalato la lanolina quando avete avuto le ragadi al seno e l’avete usata, ma poi ve ne è comunque avanzato mezzo tubetto e adesso giace lì, nel dimenticatoio a far polvere? Ecco, aspettate a buttarlo via. Se, come me, siete allergiche allo spreco sappiate che anche per questa appiccicosa sostanza dall’odore poco gradevole, esiste una vita oltre le ragadi e vi stupirete di quanti diversi utilizzi può avere! Arrivare in fondo a quel tubetto, si può!

PANNOLINI LAVABILI: IMSE VIMSE TAGLIA UNICA ALL-IN-2

I pannolini lavabili taglia unica Imse Vimse, per genitori sempre in movimento che amano l’ambiente e vogliono il meglio per i propri piccoli!

imse-vimse-pannolini-lavabili-003

Usiamo pannolini lavabili dalla nascita di Giorgina e con l’arrivo di Giovanni siamo riusciti a riutilizzare gran parte dei pannolini che avevamo acquistato per lei, ciononostante qualcuno si è perso per strada ed è stato necessario andare a caccia di nuovi.

Imse Vimse – pannolini lavabili per tutti i gusti

Una recente nuova entrata nel nostro “parco pannolini” è un pannolino taglia unica della Imse Vimse, una azienda storica nel campo dei pannolini lavabili che produce prodotti per il cambio dal 1988. Nata in Svezia dalle esigenze di una mamma con un bimbo che non tollerava nessun tipo di pannolino e non riusciva a guarire da terribili eczemi da contatto dovuti alle varie sostanze assorbenti usate nei pannolini usa e getta, oggi Imse Vimse produce pannolini lavabili da bambino, costumini contenitivi, mutandine allenatrici, assorbenti lavabili da donna, coppette assorbilatte lavabili e molti altri accessori utili per il cambio e il bagnetto dei bimbi.

Ho provato l’Imse Vimse One Size in collaborazione con Baboo Kids Design – uno degli spazi più interessanti e originali tra i negozi fiorentini dedicati all’infanzia – 

BABY SHOWER ECO-FRIENDLY

Ormai credo abbiate capito che sono una tipa poco propensa ai festeggiamenti; d’altra parte sono quella che si è sposata incinta di otto mesi, con un vestitino blu che si poteva riutilizzare anche dopo, alla presenza di dieci invitati – compresi testimoni e sposi – e ha fatto il pranzo al ristorante vegetariano ordinando à la carte… Il punto è che in realtà le feste mi piacciono solo quando la protagonista NON sono IO! Son fatta così…

Quando mi sono resa conto – dalle mail che mi arrivano e dalle dritte degli amici – che la tradizione del Baby Shower sta prendendo piede anche in Italia non ho potuto fare a meno di mettermi a spippolare sul web alla ricerca di conferme. E di conferme ne ho trovate parecchie, insieme alla netta impressione che i Baby Shower nostrani siano molto trinoline, strass e torte di pannolini e poco attenti, invece, a quelle mamme che dimostrano una coscienza ambientale diversa. Forse che quelle mamme che vorrebbero i pannolini lavabili e pensano di crescere i figli senza giochi in plastica non vogliano anche loro un Baby Shower? O forse non se lo meritano? Uhm…

Come tutte le nuove mode mi sembra di capire che la cosa si stia velocemente diffondendo e che alla fine anche qualche mamma green (o qualche coppia di genitori green!) vorrebbe la sua doccia di doni e coccole e dunque, mi son detta; perché non mettere insieme qualche suggerimento per chi vuole organizzare un Baby Shower eco-friendly e per chi è invitato a partecipare?

Dunque ecco qua il risultato. Ecco la mia mini-guida per un baby shower tutto green!

PANNOLINI LAVABILI: I PROMOSSI E I BOCCIATI.

Tre anni e otto mesi e due figli cresciuti a pannolini lavabili 7 giorni su 7, direi che sono un’esperienza sufficiente per poter mettere i miei voti sulla pagella e affiggere in bacheca il foglio coi promossi e i bocciati. Voi che ne dite?

Dunque eccoci qui. Per chi non avesse letto il mio primo post sui pannolini lavabili  vi rimando a QUESTO link per informazioni più accurate su qual’era il nostro “parco pannolini” alla nascita e sulle varie distinzioni tra le diverse tipologie di pannolini.

Visto quanto è stato letto quel primo post (grazie a tutti voi tremilaquasiquattromila) direi che è giunta l’ora di fare il punto della situazione e dare i voti. L’insistenza delle vostre letture su quel singolo post mi sembra che richieda a gran voce una pagella, o no?

E dunque eccola qui. 

PANNOLINI LAVABILI PER ECOGENITORI MODERNI

C’è chi, come noi, alla notizia di un bambino in arrivo, viene immediatamente sopraffatto da importanti questioni pratiche. Per me i primi giorni sono stati tutto un: ma poi non dovrò mica stare sempre sempre a casa con lei? E come ci organizziamo per non costringermi a smettere di lavorare? E se Giorgina prende la camera degli ospiti, gli ospiti dove li mettiamo? E se poi gli ospiti non vogliono più venire? Ma l’asilo? Quanto ci costerà l’asilo? E una ragazza alla pari?

Ma soprattutto, da mamma ecologista e, perché no, anche un po’ attenta al centesimo, pensavo: e quanto ci costerà? E quanto consumerà? E quanto inquinerà? In una casa in cui si beve solo acqua del rubinetto, la verdura si compra al mercato o dal contadino del Gas, la maggior parte dei generi alimentari, pasta compresa, li acquistiamo sfusi, i detersivi son tutti ricaricabili, il pane lo facciamo spesso da soli con la pasta madre, da anni uso soltanto la coppetta mestruale e detergenti e cosmetici li prendiamo tutti eco-bio, diciamo che la questione dell’impatto economico e ambientale della piccola ci è sembrato un problema non da poco.

L’idea che questa new-entry potesse d’un botto annullare tutti i nostri sforzi ecologici e svuotare il nostro portafoglio – con il suo carico da 7/8 pannolini al giorno, equivalenti a migliaia di pannolini nell’arco di due o tre anni, centinaia e centinaia di euro e una tonnellata circa di rifiuti dalla permanenza prevista nell’ambiente di circa 500 anni – non ci piaceva affatto. Insomma, sembrava che Giorgina, ben prima di nascere – ben prima di essere Giorgina, quando ancora poteva essere Giovanni – stesse già inquinando molto più di quanto fosse per noi accettabile e così ci siamo messi a fare ricerca. La soluzione era una sola: pannolini lavabili.

Oggi sono passati due mesi esatti dalla nascita di Giorgina e sono stati due mesi in cui, al 90%, abbiamo usato pannolini lavabili, trovandoci bene, anzi benissimo, e felici sia per l’ambiente che per i soldini risparmiati. Per questo motivo, ho deciso di fare un post un po’ meno narrativo e più tecnico, dedicato a questa esperienza, sperando di convincere qualcun altro a provarci.

Ben prima che la pancia cominciasse a vedersi ero già quasi un’autorità in merito e avevo già diviso i preferiti del mio browser in cartelle divise per tipologia di pannolino e siti di vendita on-line in Italia, Francia, Inghilterra e Stai Uniti. Le teste di parenti e amici si inclinavano di lato e i loro volti si velavano di un sorriso beffardo che sottintendeva scarsa fiducia nella mia crociata. Visto quanto mi stava entusiasmando l’idea di diventare mamma nei primi tempi (e un po’ anche negli ultimi, a voler essere sincera), a posteriori, non li biasimo. Però avevano torto. Ah-ah. E adesso vi dico perché.

Premetto che io e il Barba-Papà non siamo oltranzisti ecologisti e, soprattutto, abbiamo una vita normale in cui la mattina ci si sveglia e si va a lavorare. Io lavoro da casa, è vero, ma lavoro e non ho il tempo di fare la bella lavanderina e, in più, non abbiamo nessuno che ci aiuti; niente nonni, niente zii, niente se non il preziosissimo aiuto della nostra migliore amica, donna coraggiosa che ancora ce la fa a dormire nella stanza degli ospiti senza porta!

Ma passiamo alla pratica.

Ho comprato, prima della nascita di Giorgina, due esemplari di ciascuna tipologia di lavabile che mi sembrava adatta a noi, li ho lavati per benino e ho aspettato che la cavia nascesse. La struttura inizialmente sperimentale del nostro approccio ai lavabili è stata secondo me vincente. I primi giorni con i nostri pannolini di stoffa sono stati emozionanti come un test di laboratorio, o almeno come credo che sia, e mi hanno fatto venire voglia di tornare indietro nel tempo, diventare brava nelle materie scientifiche, cambiare tutto il mio percorso scolastico ed extrascolastico e diventare una scienziata.

Avvertenze:

– di pannolini lavabili esistono molte tipologie ed è bene informarsi per decidere quale è la più adatta a noi, oppure provarne qualche tipo diverso nei primi giorni e poi decidere.

– i pannolini lavabili si lavano IN LAVATRICE, come tutto il resto della biancheria e dei vestiti e, soprattutto si possono lavare CON tutto il resto. Non ne posso più di sentire quelli che mi dicono: “eh, ma poi vanno lavati…”. Ma insomma, mica vi verrebbe mai in mente di dire: “oddio ma tu ti vesti? ma poi i vestiti vanno lavati!!!”. Inoltre devo dire che, generalmente, a me fa comodo avere i pannolini da lavare, così da far partire la lavatrice un po’ più piena, perché a forza di tutine mignon prima di riempire una lavatrice ci può volere anche un mese…

– i pannolini lavabili riducono le irritazioni ai culetti dei bambini e dunque anche l’esigenza di utilizzo di creme e cremine, spesso un po’ schifosette in quanto a composizione. È bene anche sapere che, con i pannolini lavabili non si possono utilizzare creme a base di zinco, nemmeno quella della Weleda, perché cerano i tessuti. Io utilizzo una pomata alla calendula fatta in casa da una mia amica in caso di irritazione ma va bene anche un po’ d’olio di iperico o una spruzzata di idrolato di lavanda. Tutte cose che costano molto meno di una pomata apposita.

Premesso che volevamo pannolini resistenti – cioè che non si dovessero cambiare ogni mezz’ora – e facili da usare – essendo noi universalmente noti per la nostra patologica pigrizia – questi sono i pannolini che ho comprato io, :

– tre pannolini “pocket” per iniziare (1 FuzziBunz, 1 Bumgenius 4.0 e 1 Rumparooz): sono i pannolini che, fra i lavabili, assomigliano di più agli usa e getta. Hanno una tasca (da cui il nome… pocket) all’interno, da riempire con uno o due inserti a seconda della pisciosità della bimba. Hanno una taglia unica che va bene per bambini dai 3.5 ai 15 chili. Giorgina è nata piccina e ho potuto cominciare a metterli solo dopo la terza settimana. Da quel momento uso soprattutto Bumgenius (ne ho comprati altri 9 a sconto su un sito francese che faceva un’offerta in periodo saldi, perché in Italia costano uno sproposito) che tengono benissimo sia pipì che popò e lasciano il culetto asciutto per diverse ore. I FuzziBunz hanno un loro sistema particolare per il settaggio delle taglie tramite elastici da stringere o allargare secondo la crescita del bimbo: non è molto chiaro e io devo aver sbagliato qualcosa perché spesso perdono un po’. Il Rumparooz ha le alette laterali come gli usa e getta, ciononostante non funzionano granché bene. I pocket, in generale, sono comodi perché si preparano prima e quando è il momento del cambio la gestualità e la fatica sono le stesse di un pannolino usa e getta. Si può mettere sulla superficie un velo di carta di mais per raccogliere la cacca, così da non dover perdere nemmeno quei due secondi necessari a ripulire la superficie dal grosso della popò prima di riporre il pannolino nella sacca in attesa del lavaggio. Mi sento in colpa perché mi sono lasciata un po’ trascinare dal main stream del pannolino lavabile e allora mi sono riproposta di comprare qualche pocket di aziende italiane. In particolare penso che comprerò un pocket di Tre Topini, uno di ItalMami e un WikiMilky. Da Tre Topini, poi, ho già comprato altre cose e mi sono trovata benissimo e, inoltre, il tessuto usato per la parte a contatto con la pelle e molto simile a quello dei Bumgenius che è a dir poco eccezionale e lascia sempre il culetto asciutto. (p.s. dopo qualche settimana da questo post ho comprato due Fiocco, pannolini pocket di ItalMami; non mi sto trovando benissimo, in qualche modo il tessuto esterno lascia passare l’umidità dell’interno e ogni volta mi trovo a dover cambiare Giorgina da capo a piedi. Continuo a preferire di gran lunga i Bumgenius sia per la tenuta, sia per il lavaggio e l’asciugatura super rapida. Proverò Tre Topini appena possibile e aggiornerò ancora questo post.)

– due pannolini “tutto in due” con quattro inserti. Sono mutandine in tessuto impermeabile ma traspirante a cui si applicano degli inserti assorbenti. Si può cambiare l’inserto ma non la mutandina ad ogni cambio. Ho comprato i Grovia perché mi piacevano le fantasie delle mutandine e ci ho abbinato due inserti in cotone e canapa e due in canapa e microfibra. Anche questi sono in taglia unica dai tre chili e mezzo in poi. Quelli in cotone e canapa ho smesso di usarli quasi subito e li tengo come soluzione d’emergenza perché lasciano troppo umido a contatto con la pelle e Giorgina si arrabbia e strilla come una matta. Non allattando completamente al seno, tendo a cambiarla prima di ogni poppata e dunque ogni tre ore circa; il tessuto di cotone a contatto con la pelle non regge così tanto. Gli inserti con la microfibra a contatto con la pelle funzionano molto meglio, per noi. Non è un tessuto naturale ma tant’è… Ne abbiamo comprati altri due in seguito.

– due pannolini “fitted” in fibra di bambù. Sono pannolini simili a quelli usa e getta ma hanno bisogno di una mutandina esterna impermeabile da comprare a parte. Io ho preso il modello Bamboozled della TotBots, ma anche lì… avrei potuto prendere quelli ItalMami, ad esempio, e sarebbe stato meglio. Hanno il vantaggio che sono a taglie e la taglia piccola andava bene anche su Giorgina che alla nascita pesava due chili e mezzo. Li abbiamo usati fin dalla seconda settimana, appena superata la scioccante fase del meconio. Sono molto molto assorbenti e possono andar bene anche per la notte. Unico problema, restano molto bagnati e Giorgina non apprezza granché…

– qualche pannolino “prefold” con mutandina impermeabile. Sono le classiche pezze di stoffa da ripiegare in vari modi. È una soluzione estremamente economica e le pezze possono in seguito essere utili com stracci per pulire. Ho preso le pezze e una mutandina da Tre Topini, una piccola azienda tutta italiana: la mutandina è fantastica, ad oggi ha tenuto anche le cacche più strabordanti, e le pezze in tessuto bio certificato. Ho preso anche una mutandina Pagù, sempre una piccola azienda italiana che vale la pena supportare, che è molto molto bellina ma come tenuta per Giorgina non va benissimo visto che lei ha le gambine ancora non tanto cicciotte (ma ci stiamo lavorando…). Vanno benissimo per chi ha bambini non troppo agitati sul fasciatoio e magari allattati solo al seno, che quindi vanno cambiati spessissimo. Il problema è sempre quello: restano bagnati a contatto con la pelle. Necessitano un po’ di pratica per imparare ad usarli. Io non ci sono ancora riuscita. Il babbo invece li usa e riesce a metterli alla bimba con una certa maestria che invidio moltissimo.

Al momento noi usiamo soprattutto i pocket Bumgenius (ne abbiamo 11) e i Grovia tutto-in-due (6 inserti in tutto e due mutandine), mentre per i due cambi notturni usiamo i pannolini compostabili EcoWip. In sostanza con circa 300 euro abbiamo comprato tutti i pannolini necessari da qui allo spannolinamento e con due pacchi di pannolini usa e getta al mese ce la caviamo alla grande. Le lavatrici le facciamo una volta ogni due giorni e, nel frattempo, teniamo i pannolini in una sacca impermeabile (per evitare il puzzo si può mettere un po’ di bicarbonato sul fondo). Quando arriva il momento della lavatrice faccio fare un prelavaggio ai pannolini per sciacquare la pipì e la cacca residua e poi aggiungo altre cose (tutine, body o indumenti nostri), qualche goccia di olio di tea-tree insieme al detersivo e avvio un lavaggio leggere a 40 gradi. Fatto. Fatica zero, impatto minimo.

I siti dove comprare pannolini lavabili in Italia sono tantissimi e alcuni spiegano bene anche i pro e i contro di ogni pannolino a seconda delle esigenze dei genitori e delle caratteristiche del bambino (in particolare i negozi Albero e Stella, EcoBaby ed Ecoalma). Insomma io consiglio a tutti di provare perché se ce l’abbiamo fatta noi, ce la possono fare tutti!