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UMBRIA FAMILY FRIENDLY: LA NOSTRA PASQUA TRA PRATI E BOSCHI INCANTATI

Un fine settimana in umbria all’insegna del relax E DEL BUON CIBO

l’atmosfera incantata di una tenuta immersa nel verde circondata da un boschetto incantato

L’invito della famiglia di un amichetto di Giorgina per passare la Pasqua nella loro tenuta in Umbria vicino a Foligno quest’anno è arrivato proprio al momento giusto; fiaccati da un inverno assai difficile avevamo davvero bisogno di una fuga dalla città e l’idea di due giorni in aperta campagna ci ha fatto sentire subito meglio.

ITALY FOR KIDS – LE MAPPE PER PICCOLI VIAGGIATORI

Con le mappe Italy For Kids anche i piccoli potranno guidarci alla scoperta di una città.

Perché per iniziare a viaggiare non è mai troppo presto e si può fare anche a partire dalla propria città!

Italy For Kids è un progetto di mappe illustrate delle città italiane rivolto ai bambini e pensato per turisti e viaggiatori ma anche per esploratori curiosi all’interno della propria città. Mappe vere, reali, adatte ad essere condivise con i piccoli in un viaggio comune alla scoperta delle meraviglie delle nostre città d’arte più famose.

Italy for kids logoNato nel 2015 da due menti, secondo me, geniali, ItalyForKids ha due mamme: Sara Dania e Donata Piva, che da sempre lavorano tra comunicazione, editoria e digitale. Convinte che come meta di viaggio kids-friendly non ci siano solo Londra, Parigi e New York e che i bambini amino le città che abitano, hanno ideato e realizzato la prima mappa per i bambini dedicata ad una città italiana, iniziando da Milano, la città in cui loro stesse vivono.

SE MI PERDO… FAMMI RITROVARE! L’IDEA GENIALE DI BEA BARTHES PER NON PERDERE I BIMBI

Mia mamma mi raccontava spesso di quando, da piccola, mi persi dietro un venditore di palloncini; mi diceva sempre che fu un attimo, che erano tutti convinti di avermi sotto controllo e invece in meno di un secondo ero persa tra la folla. Poi mi ritrovarono; le comunità “analogiche” erano molto più abituate ad accorrere in soccorso di qualcuno, erano molto più pronte a rispondere ad un grido d’aiuto. Quando mi raccontava questa storia a mamma venivano le lacrime agli occhi perché, mi diceva, da quel giorno in poi la paura di perdermi non le era mai più passata.

Poche settimane fa anche noi abbiamo avuto un brevissimo momento di panico di questo genere, mentre eravamo a cena fuori in un posto all’aperto che ha anche uno spazio bimbi con scivoli e altalene. Giorgina stava giocando con una bambina e noi la stavamo tenendo d’occhio, solo che, ad un certo punto, abbiamo abbassato lo sguardo sul nostro piatto per un attimo ed evidentemente lo abbiamo fatto in contemporanea mollando la presa su di lei; fatto sta che in un attimo non c’era più. Lei è tornata in meno di un minuto, trotterellando felice verso di noi, ma a me quegli attimi sono sembrati lunghissimi e anche se l’avevo subito ritrovata volevo solo piangere di paura e di gioia insieme. Sul momento mi sono detta che quantomeno avrei dovuto farle un bigliettino da tenere in tasca e da mostrare in caso si perdesse, poi mi sono messa a cercare soluzioni un po’ più carine e ho trovato questa cosa qui.

È un’idea nuova e anche un po’ geek quella di Bea Barthes, nuovo brand di abbigliamento bimbi 0-6 anni, che ha creato Se mi perdo, speciali etichette disponibili su ogni capo e un braccialetto semplice e molto estivo, entrambi dotati di un mix di tecnologie in grado di far ritrovare velocemente il bambino in caso di smarrimento.

Basta infatti avvicinare uno smartphone all’etichetta, ben visibile all’esterno dell’indumento, per fare sì che i genitori ricevano in tempo reale un’e-mail con la posizione del bambino, geolocalizzata su mappa. La persona che lo ha ritrovato, invece, visualizza una pagina web specifica attraverso cui può scegliere di chiamare il genitore o di inviare un SMS precompilato.

In poche parole Se mi perdo sfrutta infatti la tecnologia NFC (Near Field Communication), già adottata, ad esempio, per pagare con carta di credito e ora applicata alla sicurezza dei bambini. Se il cellulare non dispone del sistema NFC, l’etichetta, che riporta in modo chiaro la spiegazione di come utilizzarla, può comunque essere letta attraverso il QR code o ancora, più semplicemente, basta collegarsi da un qualsiasi browser all’indirizzo web dedicato per chiamare direttamente il genitore e lanciare in automatico la geolocalizzazione del bimbo. L’attivazione dell’etichetta o del bracciale ha un costo dopo i primi 60 giorni, ma per adesso è veramente irrisorio.

Gli abiti e gli accessori della linea sono tutti acquistabili online su www.beabarthes.com e su qualsiasi capo è possibile richiedere l’etichetta Se mi perdo. E visto che le spiagge affollate sono uno dei luoghi più a rischio, il braccialetto è acquistabile anche presso gli stabilimenti balneari che ne hanno fatto richiesta.

Ovviamente io che sono un po’ nerd sono stata immediatamente affascinata da Se mi perdo; resto un po’ perplessa sull’effettiva funzionalità in un paese dove resta imperterrita una scarsa cultura informatica e digitale e ancora oggi esistono persone della mia età – cioè… ehm… tra i 30 e i 40… – che non soltanto non sanno cosa è un codice QR ma hanno difficoltà ad utilizzare un browser in funzione mobile. Il vantaggio di un oggetto come questo, d’altra parte, è che può essere facilmente utilizzato in viaggio; ovunque siate nel mondo Se mi perdo funziona con tecnologia digitale, non ci sono telefonate da fare, lingue da capire. Basta connettersi alla rete et voilà; al limite avrete speso qualche euro ma non avrete il problema di dover capire l’indirizzo in cui si trova il vostro pargoletto in islandese o in giapponese o in qualsiasi altra incomprensibile lingua!

Io credo che farò un tentativo, soprattutto per premiare un’idea che finalmente cerca di rendere utile quell’incessante smanettare coi telefonini che anche in spiaggia non riusciamo mai a mollare. Che servano finalmente a qualcosa di meglio che consumare inutilmente la nostra vista!

 

VOLARE CON I BIMBI

Il viaggio è una delle nostre grandi passioni e con Giorgina abbiamo iniziato a viaggiare presto, portandola fin da piccola con noi in aereo. Il primo volo fu un battesimo del fuoco, un viaggio perseguitato dalla sfiga; per arrivare a destinazione ci mettemmo il doppio del tempo previsto a causa del maltempo – in tutto 18 ore con tre cambi d’aereo e un cambio d’aeroporto da Firenze a Bologna – ma l’ottima tenuta della piccola ci convinse del fatto che avremmo potuto/dovuto avventurarci anche prima.  Ciò che è certo è che da lì in poi non ci siamo più fermati e adesso Giorgina ha già un bel po’ di voli all’attivo.

Guida meridiana per viaggi con bambiniVolare con i piccoli, soprattutto piccolissimi, spaventa molti genitori che, spesso, rinunciano alla loro passione per il viaggio per molti anni, convinti che non faccia più per loro. Sicura come sono che i bimbi, con la loro naturale curiosità e spirito d’avventura, siano naturalmente propensi al viaggio, sono molto felice di vedere che alcune compagnie aeree stanno facendo grandi sforzi per accogliere al meglio le famiglie ed aiutarle a non temere i viaggi in aereo. Una di quelle che sta lavorando più di tutte in questo senso è la Meridiana che in questo ultimo anno si è data molto da fare per favorire l’accesso e il comfort delle famiglie e dei bambini sui propri voli.

Viaggiare in aereo con i piccoli richiede un po’ di impegno logistico, è vero, ma è in fin dei conti più facile e piacevole che un viaggio in macchina. Se vi fidate di me e seguite i vostri istinti giramondo e volete iniziare a viaggiare presto sappiate che è anche meglio; fino ai due anni i piccoli viaggiano sempre gratis – cioè GRATIS – e fino ad un anno circa hanno diritto ad una piccola culla nei voli a lunga percorrenza. Quando ancora sono allattati è facilissimo nutrirli a bordo e non avranno bisogno di grandi attenzioni; qualora dovessero prendere latte artificiale o di proseguimento o fossero in fase di svezzamento non troverete ostacoli per portare a bordo tutto l’occorrente per nutrirli. Se invece vi apprestate a viaggiare con bimbi più grandi l’unico problema sarà qualche occhiataccia da parte dei vicini se i vostri bambini dovessero essere un po’ troppo curiosi e avventurosi. Ma insomma, dico io, meglio un bimbo un po’ sovreccitato del vicino scurreggione, no? Nei voli lunghi invece, per uccidere la noia, c’è la possibilità di guardarsi un film e di ottenere dalle assistenti di bordo giochi, libri, cibo e coccole e tutta l’esperienza del volo sarà quasi più facile che nelle brevi tratte. Per tutti gli altri dubbi Meridiana ha prodotto una vera e propria guida al viaggio con i bimbi, intitolata BAMBINI TRA LE NUVOLE, che condurrà passo passo, con tanti suggerimenti interessanti,  anche i più insicuri oltre il check-in; carta d’imbarco alla mano e quella leggerezza che ti prende alla testa solo quando sai che stai per partire verso nuove mete ancora inesplorate.

Bambini gratis sui voli Meridiana fino a 12 anniSe questo non bastasse, provate a tenere d’occhio il MAGAZINE on-line della compagnia che propone le migliori mete per un viaggio in famiglia e vi aggiorna su offerte e promozioni; è lì, ad esempio, che ho scoperto che per tutta l’estate 2015 i bambini fino a 12 anni viaggiano gratis su tutti i voli Meridiana. Infine, last but not least, per un’ultima carica di energia per convincervi a condividere la vostra passione per il viaggio con i piccoli di casa cliccate sul VIDEO qui sopra; è il nuovo video di bordo della compagnia aerea, interamente girato con giovanissimi protagonisti che spiegano come comportarsi in aereo a grandi e piccini. È veramente divertente e dovrebbe già di per sé convincere anche i più reticenti. Io, comunque, non avevo mai guardato un video di bordo con tanta attenzione!!!

Meridiana, il video di bordo coi piccoli attoriViaggiare con i vostri figli, uscire ad esplorare il mondo con loro, fidatevi sarà una delle esperienze più belle dell’esser genitori; provate e non tornerete indietro quando scoprirete che saranno loro ad insegnare a voi come viaggiare e non viceversa. Ogni tanto mi capita di restare accanto a Giorgina a guardarla dormire e, mentre lei dorme, io sogno ad occhi aperti tutti i paesi che visiteremo insieme. Ho immaginato di camminare sulla terra rossa del Rajasthan, di attraversare le steppe russe fino ai limiti del continente, di morire dal freddo nell’estremo nord della Scozia, di tornare insieme a vedere le balene nuotare.

Provate anche voi ad immaginare i vostri viaggi insieme a loro, i vostri piccoli cantastorie, e non resisterete più alla tentazione di partire.

ME&MOM IN TUSCANY: LA PERFETTA VACANZA MAMMA/FIGLI

Ora che siete mamme, avete mai pensato che avreste bisogno di una settimanetta di relax, di quelle dove vi prendete seriamente cura di voi stesse, vi concedete il meritato relax e tutti i bicchieri di vino che volete, ma allo stesso tempo non avete voglia di lasciare i vostri bimbi a casa? Avete mai pensato che ci vorrebbe proprio una vacanza ibrida, qualcosa che stia a metà strada tra un viaggio coi figli e un viaggio da sole? Una cosa in cui ad esempio io faccio le mie cose, Giorgina fa le sue cose ma ad un certo punto ci riuniamo e, avendo vissuto uno stesso spazio con occhi, età ed esperienze diverse, ce lo raccontiamo e costruiamo insieme un pacchetto di memorie condivise ma anche uniche e individuali?

A dirlo sembra folle ma io, lo ammetto, ci ho pensato spesso e non credevo che, nella realtà fuori dai miei sogni più arzigogolati, fosse possibile. Sarà che la maternità mi ha trasformato in una pappamolla però io – che pure sono una viaggiatrice di quelle che per mettersi uno zaino in spalla e partire sono sempre pronte -, adesso, quando penso al viaggio lo penso con la mia famiglia, sempre. Nonostante il bisogno di spazi miei, di spazi nostri “da adulti”, non ce la faccio a pensare di andare in viaggio senza Giorgina; privarmi del suo sguardo sul mondo non è una possibilità. Però ci sono dei momenti in cui… beh, insomma, è complicato, ecco.

Poi ho conosciuto Maria Rocco e ho scoperto che c’era chi ci aveva pensato e aveva creato uno dei progetti turistici più interessanti e innovativi che mi sia capitato di incontrare ultimamente: ME&MOM IN TUSCANY.

Ho 20 anni di esperienza con i campi estivi e solo otto come mamma – e non ho mai pensato che avrei detto una cosa del genere perché ho sempre pensato che suonasse un po’ come un cliché, ma essere diventata mamma ha veramente cambiato tutto quanto. Amo ancora l’idea dei campi estivi ma una parte di me ha cominciato a sentirsi triste al pensiero di mio figlio che se ne va in un posto dove non posso essere anche io – ho cominciato ad essere anche un po’ gelosa che lui avesse l’opportunità di fare le esperienze più belle senza potermi in qualche modo intrufolare per condividerle. È così che ho pensato, perché non creare uno spazio dove le mamme possano essere coccolate, i bambini possano frequentare un campo estivo e ad un certo punto ci ritroviamo tutti insieme a condividiamo queste cose meravigliose che stanno accadendo nelle nostre vite? (Maria Rocco, direttrice dei Mom’s Retreat, Me&Mom in Tuscany)

maria-giovanniGuardate che se vi dico che Maria è una donna straordinaria non lo dico tanto per dire; basta passarci due minuti insieme per innamorarsene  e per percepire a pelle una passione travolgente in tutto ciò che fa e una capacità di emozionarsi assolutamente fuori dal comune. È da queste caratteristiche umane, unite all’esperienza maturata in qualità di co-fondatrice e co-direttrice del Canadian Island – da 20 anni uno dei punti di riferimento per i campi estivi per ragazzi in Toscana e all’estero, nonché straordinario nido d’infanzia dove ho mandato Giorgina – che è nato Me&Mom in Tuscany, un programma di viaggio di una settimana nella campagna toscana pensato proprio per condividere una vacanza su misura per mamma e figli, liberi e indipendenti su due percorsi vicini e paralleli ma uniti dalla condivisione della stessa luce, degli stessi odori, dello stesso tramonto. L’idea è nata, da una parte, da una inaspettata richiesta delle mamme che dall’estero mandavano i figli in Italia per il campo estivo di essere sistemate anche loro in città, vicino ai figli, e di avere l’opportunità di condividere qualche esperienza di viaggio insieme; dall’altra, da una frase di Giovanni, il figlio di Maria, che una volta durante una vacanza, dopo essersi avventurato da solo ad esplorare i dintorni, tornò correndo dalla mamma perché anche lei potesse andare a vedere ciò che in quei minuti lui aveva trovato, dicendo “Mamma vieni! La vista da lassù è stupenda ma ho pensato che sarebbe più bella se venissi anche tu insieme a me!”.

GENIALE. 

kids_3_me_momPraticamente funziona così: mamme e figli arrivano insieme e insieme si godono la prima giornata, la cena e la prima notte insieme, poi il secondo giorno i piccoli (di un’età compresa tra i 5 e i 14 anni) vengono inseriti nel campo estivo e iniziano le loro attività mentre le mamme cominciano la loro settimana di relax. Mentre i figli corrono a cavallo, si cimentano in arti culinarie e figurative, fanno tuffi in piscina e sfogano tutta la loro giovane energia le mamme si prendono il tempo di cui hanno bisogno scegliendo – in un programma MIND/BODY/SOUL – tra una nuotata in piscina, una gita per cantine, una lezione di cucina – magari con David Rocco, fratello di Maria nonché celebrity chef canadese -, un po’ di yoga al tramonto tra l’odore di erba appena tagliata oppure niente, solo un buon libro da leggere distese di fronte ad un paesaggio mozzafiato. Durante la settimana sono previste una cena e una gita tutti insieme per poi ritrovarsi a passare insieme l’ultima giornata prima di tornare a casa.

11-dopoPer adesso il programma è pensato più che altro per stranieri ma Maria mi ha assicurato che, dall’anno prossimo, penserà anche a noi mamme italiane che di relax abbiamo tanto, tanto bisogno. Le location, sia per le mamme (vedi gallery) che per i figli (vedi gallery) sono meravigliose; immersa nel cuore della Maremma la Fattoria La Capitana mette i suoi meravigliosi spazi a disposizione dei campi estivi Canadian Island e di Me&Mom in Tuscany, un progetto che, non a caso, si è già meritato una rassegna stampa coi fiocchi, ed è stato recensito addirittura su Forbes.

Io dico sempre che la maternità è un’esperienza straordinaria che ti dona un’energia completamente nuova, apre le porte ad una forza creatrice che va oltre le nostre aspettative e ti da la forza per fare quello che, normalmente, riterresti impraticabile. Sempre più spesso vengo a contatto con mamme che hanno avuto il coraggio di rischiare tutto per un’idea, per un sogno, e sono riuscite a dar vita a realtà speciali.

Maria ha conquistato il mio cuore con il suo progetto e non vedo l’ora di poter godere anche io di una settimana ME&MOM; quando i miei figli saranno grandi abbastanza chissà dove sarà arrivata!!!

Io propongo un Me&Mom in India… altre idee?

PERCORSI A BERLINO. 3: UNA PASSEGGIATA RADICAL-CHIC (E UN CURRYWURST!) A PRENZLAUER BERG.

Qualsiasi guida abbiate tra le mani vi consiglierà una passeggiata a Prenzlauer Berg, uno dei quartieri più vivaci di Berlino. Zona popolata quasi esclusivamente dai mulini a vento fino alla metà del 1800, iniziò il suo sviluppo edilizio con i famosi Mietkasermen i palazzoni progettati per rispondere alla crescente popolazione operaia in costante aumento grazie allo sviluppo industriale della zona. A differenza del resto della città Prenzlauer Berg uscì quasi intatto dalle devastazioni della seconda guerra mondiale e venne assegnato alla parte orientale di Berlino. La DDR lasciò però il quartiere in uno stato di quasi totale abbandono, rendendolo rifugio perfetto per tutti i dissidenti, artisti, musicisti (perlopiù punk) critici nei confronti del sistema. Dopo il crollo del muro i bei palazzoni ottocenteschi e le vecchie fabbriche sono state restaurate e il quartiere ha subito la sua ennesima trasformazione; da covo di alternativi oggi Prenzlauer Berg è in fin dei conti un quartiere popolato da gente creativa e soprattutto benestante. Il diffuso benessere ha sicuramente incoraggiato un incremento demografico da record mondiale; bambini ovunque, di tutte le età, accompagnati da padri e madri fighissimi sono decisamente il segno distintivo di questo quartiere.

Prenzlauer Berg è il posto ideale per una passeggiata domenicale tra un currywurst, un caffè in uno dei molti bar carini della zona e un mercatino delle pulci (tipo al Mauerpark, QUI). Per chi ha bambini l’effetto “Oooooh!” dei parchetti di Prenzlauer Berg su noi poveri sprovveduti italiani, varrebbe già la visita, per non parlare poi di tutti i centri culturali più o meno alternativi – interessante per la sua storia e incredibile per la sua longevità è il k77, isola dissidente al centro della modaiola Kastanienallee – che si trovano ad ogni piè sospinto; dai collettivi alle vecchie fabbriche di birra riconvertite in centri polifunzionali, fino a parchi gioco autogestiti per soli bambini come il Kolle37, una sorta di “isola che non c’è” dal look un po’ punk (praticamente il posto dove vorrei vivere!). Il Kolle37 è un sogno per i bambini dove andare ad imparare tutte quelle cose che in città generalmente non si possono fare: costruire case sugli alberi, fare fuochi, intagliare il legno, occuparsi delle api e raccogliere il miele… Se Giorgina fosse stata nella giusta fascia d’età ce l’avrei lasciata per andarmi a rilassare con una birretta pochi metri più giù! Gli adulti ammessi all’interno del Kolle37, infatti, sarebbero solo gli educatori; se i genitori vogliono restare devono promettere solennemente di stare in disparte e non interferire in alcun modo con le attività. Meraviglioso, no?

Quando farete il vostro giro a Prenzlauer Berg, cercate di organizzarvi per essere nel quartiere all’ora di pranzo e mangiatevi un CurryWurst da Konnopke Imbiss, il chiosco che pare abbia inventato negli anni ’40 quello che è oggi è il piatto simbolo della città.

Per chi viaggia con bambini Prenzlauer Berg è il quartiere giusto per cercarsi un’appartamento su Airbnb. I prezzi sono leggermente più alti del resto della città ma in compenso quasi tutte le case più grandi sono attrezzate per i bambini; seggioloni, lettini, fasciatoi, troverete tutto quello che vi serve.

Berlino è una città che accompagna le lunghe passeggiate con stimoli continui; non è una città neutra, è una città che ti fa venire voglia di parlare di lei, di stare lì ore a discutere delle sensazioni che ti provoca. O almeno questo è quello che è successo a noi.

Prenzlauer Berg ad esempio mi è rimasto un po’ ancora lì da digerire. Non so perché a dire il vero, fatto sta che un acquazzone ci colse e fummo costretti a tornarcene a casa visto che di ombrelli non ne avevamo e così non ci ho pensato più.

Quando la saggezza si manifesta sotto forma di cattivo equipaggiamento!

PERCORSI A BERLINO. 2: UNA PAUSA SLOW-FOOD AL MERCATO DI MARKTHALLE 9, A KREUZBERG.

In questa famiglia potreste definirci “foodie”, per usare un neologismo ancora drammaticamente in voga, anche se in realtà noi ci definiremmo semplicemente “gente che ama mangiare bene” ed è per questo che prima di ogni viaggio cerchiamo sempre di fare un po’ di ricerche per capire dove andare per trovare quello che ci piace. Ci piace il cibo curato, principalemente, quello fatto con amore e divertimento; ci piacciono quelli che cucinano per stare bene prima che per attrarre clienti perché siamo convinti che in tutto, cibo compreso, non ci sia niente di più convincente dell’amore. Detto ciò abbiamo anche una passione smodata per i mercatini, dove mangi un po’ qua un po’ là e magari trovi anche qualcosa di buono da portarti a casa; siamo ormai dei veri esperti del settore e il viaggio a Berlino è stata l’occasione per andare ad esplorare un mercato di cui seguivo la pagina Facebook da un po’ e che mi sembrava proprio adatto a noi: il Markthalle Neun nel quartiere di Kreuzberg.

PERCORSI A BERLINO. 1: IN BICICLETTA SEGUENDO IL MURO, SULLE TRACCE DELLA STORIA.

Secondo me – anzi secondo tutti gli abitanti di questa casa – la prima cosa da fare una volta arrivati a Berlino è noleggiare una bicicletta. Se avete bambini che ancora non vanno in bici da soli, cercate un noleggio che affitti anche i trailer (questi carretti QUI); un’esperienza divertente e fattibile solo in quei paesi civili dove il ciclista non fa guadagnare punti ogni volta che ne schiacci uno. Troverete noleggi ovunque; noi abbiamo preso le nostre bici ad un piccolo noleggio proprio dietro il memoriale dell’olocausto, accanto ad un Dunkin’ Donuts: 10 euro al giorno e 10 euro per il carrettino.

Il ciclista a Berlino è sacro e le ciclabili sono sempre rispettate sia dalle macchine che dai pedoni. Il carrettino attaccato dietro la bici permette ai bimbi di farsi un pisolino comodo e di stare protetti da vento e pioggia in caso di tempo incerto. Il noleggio si aggira sempre tra i 10 e 12 euro al giorno. Niente male, eh?

CINQUE GIORNI A BERLINO E UN GIRETTO SUL MAR BALTICO: UN’AVVENTURA FAMILY-FRIENDLY.

Ai tempi del liceo la gente come me andava a Londra e a Berlino. Tappe obbligate sul cammino dell’irrequietezza e della weltanschaung di un cervello in fase di impetuosa maturazione. Io però, tra una cosa e l’altra, alla fine Berlino l’avevo saltata e da Londra mi ero spostata ai più morbidi spleen parigini. È così che, dunque, mi sono ritrovata a “fare” Berlino un po’ da vecchia, con una figlia di nemmeno due anni, un marito e una tata. E che ci volete fare? Il tempismo non è sempre la mia specialità.

Una volta arrivata a Berlino però ho scoperto che andava tutto bene perché quelli che erano a Berlino quando Berlino “andava” ora hanno la mia età – più o meno – e hanno pure figliato parecchio, rendendo Berlino il posto adatto anche a chi come noi ha esigenze di accoglienza family-friendly. Un win-win, si potrebbe definire.

DICEMBRE A NEW YORK PER IL PRIMO VIAGGIO CON G.. UN COMPLEANNO DA RICORDARE.

Sono cresciuta con due punti fermi riguardo all’America. Uno lo devo ad una delle mie zie materne, la più giovane, che, una volta, quando ero piccolina rispose alla mia richiesta di pop corn con un secco no, motivato così: “se mangi pop corn diventerai grassa e pallida come i bambini americani”. C’erano quelli che crescevano con un “mangia, che i bambini del Biafra non hanno niente da mangiare” e quelli come me (ditemi che non ero la sola, vi scongiuro) che invece, come spauracchio, avevano l’America, come simbolo di esagerata opulenza, sregolatezza e, evidentemente, obesità infantile. Io, ipocondriaca fin da piccola, ci ho messo un bel po’ a mangiare i popcorn senza sentirmi in colpa, senza sentirmi come se stessi ingoiando liberismo e capitalismo a gran bocconi. E se vi devo dire la verità, la cosa non l’ho ancora veramente superata. L’altro punto fermo, che fa da contraltare al primo, lo devo al mio babbo e alle nostre scorpacciate di film di Woody Allen. Manhattan, Annie Hall e Radio Days sono indissolubilmente intrecciati a gran parte dei ricordi con mio padre; quando non eravamo su un divano a vedere il film ne citavamo le battute salienti e forse anche quelle minori, perché noi la filmografia di Woody la sapevamo a memoria così come tutte le sceneggiature.