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NETFLIX KIDS: 5 SERIE DA VEDERE

Netflix vi tenta? Vorreste aprire un profilo kids ma non sapete se ne vale la pena?

Ecco i 5 cartoni animati che amiamo e che secondo me sono assolutamente da vedere!

Siamo dei grandi fan di Netflix e non ne facciamo un mistero. Noi adulti lo adoriamo per le serie meravigliose che produce e, ultimamente, per l’enorme numero di spettacoli comici del genere “stand-up shows” dei quali siamo appassionati spettatori.

Paghiamo volentieri il prezzo dell’abbonamento mensile anche e soprattutto per le serie dedicate ai bambini che Giorgina adora e che può vedere senza l’interruzione di annunci commerciali e, soprattutto, senza il rischio di incappare in spettacoli non adatti alla sua età. La gestione personalizzata dei diversi profili le permette di scegliere cosa guardare – sempre insieme a noi, ovviamente – all’interno di un ambiente protetto; la possibilità di riprendere la visione da dove si era lasciata riduce del 90% le discussioni al momento in cui si deve spegnere.

Ma cosa guarda Giorgina su Netflix? E quali sono i nostri cartoni preferiti? Me lo avete chiesto in molti e, allora, invece di rispondere uno ad uno, ecco qua la nostra classifica personale:

PANNOLINI LAVABILI: IMSE VIMSE TAGLIA UNICA ALL-IN-2

I pannolini lavabili taglia unica Imse Vimse, per genitori sempre in movimento che amano l’ambiente e vogliono il meglio per i propri piccoli!

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Usiamo pannolini lavabili dalla nascita di Giorgina e con l’arrivo di Giovanni siamo riusciti a riutilizzare gran parte dei pannolini che avevamo acquistato per lei, ciononostante qualcuno si è perso per strada ed è stato necessario andare a caccia di nuovi.

Imse Vimse – pannolini lavabili per tutti i gusti

Una recente nuova entrata nel nostro “parco pannolini” è un pannolino taglia unica della Imse Vimse, una azienda storica nel campo dei pannolini lavabili che produce prodotti per il cambio dal 1988. Nata in Svezia dalle esigenze di una mamma con un bimbo che non tollerava nessun tipo di pannolino e non riusciva a guarire da terribili eczemi da contatto dovuti alle varie sostanze assorbenti usate nei pannolini usa e getta, oggi Imse Vimse produce pannolini lavabili da bambino, costumini contenitivi, mutandine allenatrici, assorbenti lavabili da donna, coppette assorbilatte lavabili e molti altri accessori utili per il cambio e il bagnetto dei bimbi.

Ho provato l’Imse Vimse One Size in collaborazione con Baboo Kids Design – uno degli spazi più interessanti e originali tra i negozi fiorentini dedicati all’infanzia – 

LE ASPETTATIVE CHE TI FREGANO

– Io l’epidurale mai! – disse quella che la chiese minacciando di morte l’ostetrica dopo solo un’ora di travaglio.

– Il sesso è fondamentale. Io voglio ricominciare subito! – disse quella che sei mesi dopo il parto si disperava perché ancora non aveva capito quando era il momento della giornata in cui poteva eventualmente farlo, questo sesso di cui tanto si parla.

– Io devo per forza dormire almeno 6 ore a notte, sennò sto proprio male. Se non dormirà troveremo il modo di farlo dormire! – disse quella che non se ne capacitava ma dopo due anni aveva provato tutti i metodi, finanche l’ipnosi, ma non era riuscita a convincere il frugoletto, a dormire più di tre ore di seguito.

L’ARTE DELL’APNEA

Ci sono dei momenti nella vita di un genitore in cui quel genitore – sopravvissuto a catastrofi immani come gli anni ’90 – capisce che non c’è niente da fare. Il sistema ha crashato.

Esiste sempre un momento in cui improvvisamente quel genitore capisce che, nonostante tutti gli sforzi profusi, anche qualora esistesse una soluzione a tutti i suoi problemi, egli non è in grado di coglierla. Il sistema ha crashato e niente può essere fatto.

Può capitare di crashare su cose stupide, ad esempio quella volta che state cullando in fascia il vostro piccolino che mette i dentini e non ne vuole sapere di smettere di piangere e al contempo la sorella più grande decide che vuole anche lei le sue attenzioni e quale modo migliore che mettersi a piangere singhiozzante e disperata per un motivo che fra le lacrime voi non riuscite a comprendere, causando una reazione a catena tragica che irrita ancora di più quello piccolo provocando un aumento dell’intensità e del tono del pianto fino a creare una perfetta cacofonica sinfonia dell’orrore sovrapponendosi con l’uggioso singhiozzare della sorella e gettando voi nel più totale sconforto. Se gugolate la faccenda troverete milioni di risposte diverse, decine di diverse soluzioni al momento di crisi, ciascuna di esse riconducibile ad un diverso percorso pedagogico e ad un intero pacchetto di scelte di vita che si prende o si lascia per intero; pena l’incoerenza educativa e i figli che ne conseguono (paura eh?). Il punto però è che ci sono quelle volte in cui vi sentirete bloccati; incapaci di fare alcunché, né un passo avanti, né un passo indietro. Niente. Ci sono delle volte invece in cui risuona adamantina la risposta automatica del vostro sistema immunitario cerebrale; non ce la potete fare. Capita. Non c’è niente di male. È una risposta meccanica, automatica del sistema e poco può esser fatto. Riconoscerete molto bene questi casi, non temete.

Potreste allora trovare un angolino dove rannicchiarvi a piangere? No. Quando si diventa genitori, soprattutto quando i figli cominciano ad essere più di uno, quell’angolino non esiste più.

E allora che si fa?

Si fa che si impara l’arte dell’apnea.

Cioè?

Cioè si impara a costruire e gestire una camera iperbarica dei nostri pensieri dove rifugiarsi quando non c’è più niente da fare. Non potendo darsi alla fuga – anche se, insomma, c’è ancora chi “va a comprare le sigarette…”… -, non potendosi mettere a gridare, non potendo fingersi morti in un angolo senza creare allarmi ben peggiori, non resta che imparare ad assentarsi in maniera funzionale. Per qualche minuto. Per ricaricare le forze. Per svuotare i pensieri. Per riavviare il sistema.

Quando intorno a me regna il caos e non ce la faccio più io vado in apnea. L’apnea arriva dopo che la pazienza è finita e prima di abbandonare la decenza mettendomi a piangere davanti ai miei figli. In apnea io resto lì nella stanza con i miei figli e riesco a continuare i tentativi di consolazione, riesco a preparare dei pasti, cambiare dei pannolini, accompagnare in bagno, proferire frasi preparate per l’occasione atte ad impedire l’aggravarsi della faccenda ma, mentre aspetto soccorsi, di base la mia mente vaga altrove. È lì, nell’apnea che ho imparato a stipare i pensieri su cosa scrivere su questo blog, è lì che gestisco le liste delle cose da fare, è lì che immagino la casa che vorrei, è lì che creo progetti stupidamente impossibili ma che mi piacciono tanto. L’apnea è un’arte, uno stato mentale e un luogo dell’immaginario; l’apnea è comunque sempre una stanza ovattata, tipo manicomio ottocentesco ma più figo. Insomma, in apnea ci si va quando non se ne può più e proprio proprio benissimo non stiamo; però non dimentichiamo a casa le buone maniere e la decenza, per cui se camicia di forza dovesse essere la vorrei in cotone chambray per favore, in una tinta indaco trattata shibori. Che un tocco alla moda tira su i morti dall’inferno.

L’apnea, amici, salva la vita. Perché spesso dieci minuti di crisi genitori/figli possono sembrare due ore e innescare una serie di problemi accessori che poi vi porteranno a scrivere chilometriche lettere in cui vi scusate con i vostri figli di essere una madre terribile eccetera eccetera con picchi di melensismo che, sono ormai quasi sicura, non sono necessari a chicchessia oltre ad essere alquanto controproducenti; con l’apnea dieci minuti vi sembreranno cinque e quando tutto sarà finito voi avrete ancora un filo di energia residua per un abbraccio redentorio collettivo. Et voilà.

L’apnea è infatti un luogo, un momento, un sentimento che non prevede giudizi morali. L’apnea non ha una morale. È una via di fuga e come tale è deliziosamente immorale e priva di etica. L’apnea è egoista? Altruista? Niente di tutto ciò. L’apnea se ne frega vi prende per mano e vi porta via come quel ragazzaccio col ciuffo biondo e gli occhi azzurri che vi portava a pomiciare in piazzetta quando vi vedeva sull’orlo delle lacrime perché non avevate studiato per la verifica di greco. Niente etica. Solo una fantastica scappatoia che, però, in alcuni selezionati casi è l’unico modo per salvarsi il didietro uscendone sani di mente e pronti ad affrontare il domani senza troppi drammi.

Ok. Non se ne può abusare dell’apnea. È ovvio. Mica vorrete andare in carenza d’ossigeno?

L’apnea è un pronto soccorso per piccole crisi di poco conto, per quei momenti in un cui il sistema crasha sulle piccolezze ed è proprio lì che vi rendete conto che non ce la farete a far niente: quando il sistema non processa informazioni facili da gestire vuol dire che l’unica soluzione è spegnere per qualche secondo e riaccendere.

L’apnea è lo spegni/riaccendi di cui ogni genitore ha bisogno. 

Imparate a padroneggiare quest’arte. Imparate ad amarla e a sapere esattamente quando potete utilizzarla. Poi mi ringrazierete.

Chiedetemi adesso come abbiamo fatto a sopravvivere a quei due giorni in cui tutti gli adulti della casa avevano la febbre a 40 e i bambini no. L’apnea amici. Lunghe ore di apnea.

N.B. No, non è una droga. Anche se sembra.

N.B.B. Gli uomini questa cosa la sanno fare dalla nascita. Si chiama discriminazione naturale di genere.