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UNA CENA D’ESTATE: INSALATA DI COCOMERO E PESCHE GRIGLIATI

Col cocomero e le pesche, sovrani dell’estate, un’insalata fresca e facilissima da fare. Il risultato è da leccarsi i baffi!

Era da un po’ che meditavo sulla questione del cocomero e delle pesche grigliati di cui tanto si parla e alla fine ho deciso di fare un tentativo anche io. Il cocomero d’estate in casa c’è sempre, per non parlare delle pesche, ambedue ottimi alleati per combattere il caldo. Il cocomero è composto in gran parte da acqua (circa il 95% del suo pes0) e contiene moltissime fibre, le pesche sono ricchissime di sali minerali preziosi come potassio, fosforo e calcio, nonché di fibre e vitamine. L’idea di unire questi due super-frutti in un piatto salato aggiunge il vantaggio di riportare un po’ su i livelli di sodio perso sudando durante la giornata.

insalata cocomero pesche feta timo

LO SPUNTINO: PANE E BURRO DI NOCCIOLINE PER GRANDI E PICCINI

Uno spuntino a base di burro di arachidi. Facile e delizioso. Lo diceva anche Hemingway!

Calorie non vi temiamo.

Ci sono cibi che contengono un miliardo di milioni di calorie ma di cui proprio per me è difficile fare a meno. Soprattutto quando insieme alle calorie ci sono anche degli aspetti nutrizionali interessanti dietro i quali nascondere la mia golosità e indulgere in tentazione sentendomi meno in colpa.

Il burro di arachidi è uno di questi. Calorico allo spasimo contiene un sacco di vitamine ma anche zinco, magnesi e acido folico. Un amico senegalese mi diceva che dalle sue parti le arachidi si frullano e si danno da mangiare alle donne incinte. Quando fatto in casa con l’aggiunta di pochissimo sale e poi consumato con moderazione il burro di arachidi non può far che bene (ovviamente attenzione alle allergie! Le arachidi sono a forte rischio di reazione allergica per cui prima di consumarle in gran quantità accertatevi che i vostri piccoli non ne siano allergici!). Per i bambini, poi, qualche caloria in più all’uscita da scuola per mantenere l’energia necessaria a scorrazzare su e giù per il parchetto giocando con gli amici è solo benvenuta ed è sempre meglio dello zucchero. O no?

LE 5 RICETTE +1 PRESE DAL WEB E FONDAMENTALI NELLA MIA CUCINA

Io amo cucinare. In famiglia siamo collezionisti compulsivi di libri di cucina e adoriamo sperimentare ricette e abbinamenti nuovi tanto quanto preparare i piatti della tradizione toscana esattamente come lo facevano le nonne, senza sgarrare di una virgola.

Cucino molto a memoria e sono ancora molto legata al libro di carta quando si tratta di ricette. Mi piace tenere il segno delle preferite e annotare piccole modifiche. Sono però anche una grande seguace di alcuni blog e siti di ricette e alcuni dei miei MUST in cucina vengono proprio dal web.

TUTTI DELLA STESSA PASTA!

Cuocere il mondo, mangiare culture; siamo ormai abituati a porre sempre più attenzione a cosa mangiamo, a come lo mangiamo e – con la crescita di movimenti come slow-food e alla propagazione internazionale di etichette legate a quella che noi chiamiamo “indicazione geografica tipica” – a legare determinati sapori con un preciso luogo geografico e una specifica cultura in maniera sempre più stretta, sempre più inscindibile. La mozzarella cinese? Mai e poi mai! Casomai chiamatela in un altro modo; la mozzarella vera si produce solo da Napoli in giù e non al di sotto dell’amato stivale!

Al di là del fatto che ho mangiato ottime mozzarelle fatte in Iran – lo giuro! – ci sono cibi che sfuggono alle barriere culturali; uno di questi è il pane. Pensateci. Se anche siete abituati a impastare la metà di noi – che in famiglia, anche solo per ammortizzare la spesa del Kitchen Aid, siamo panificatori di un certo livello (e scusate la modestia ma ho un marito che era da sposare anche solo per il livello di perfezione del suo pane) – alla terza o quarta ricetta di pane non italiano che fate vi renderete conto che di base starete producendo sempre lo stesso impasto; cambiando un piccolo particolare sul finale otterrete di volta in volta qualcosa di completamente diverso, sì… però, in fondo, sempre uguale.

Se ci pensate bene a partire dal pane si può produrre una importantissima riflessione sulla multiculturalità a partire da ciò che condividiamo piuttosto che – cosa ben più comune – da cosa ci differenzia. E il pane è veramente la base di tutte le culture, non solo delle culture gastronomiche; è nutrimento, è socialità, è lavoro. Sempre uguale in tutto il mondo.

Il viaggio più importante della mia vita è stato in Iran, dove sommando i mesi, ho passato quasi due anni non consecutivi della mia vita; i sapori e gli odori di quella terra si insinuano talvolta nei miei pensieri senza che io li avessi chiamati, richiesti e nemmeno voluti. L’odore del riso col tadik, del chelo kebab, del gelato sonnati affogato nel succo di carota, della zuppa ash-e reshte, del pane barbari con i semini di sesamo, del pane sangak cotto sulle pietre, delle olive condite con le noci e i semi di melagrana, il tè che esce dal samovar, i cetrioli freschi… potrei continuare per ore e perdermi nei miei passi lungo le strade alberate di Tehran o nella polvere del Kurdistan d’estate. Il giorno che ho scoperto che potevo cambiare il corso di una mia giornata decidendo anche all’ultimo minuto di non usare l’impasto della pizza per fare una pizza ma condendolo con un mix di farina, zucchero, olio e acqua e cospargendolo di semi di sesamo per immergere la mia cucina nell’odore dell’Iran, ho capito che con una palla di pasta da pane tra le mani, e la ricetta giusta, le distanze si accorciano e la memoria torna sulla punta della lingua e racconta le storie più belle.

Dopodomani, in collaborazione col festival Middle East Now e la scuola di cucina Cordon Bleu, proveremo ad accompagnare un piccolo gruppo di giovanissimi esploratori (dai 5 ai 9 anni) in questa terra del pane multiculturale, con un “orizzontale” di panificazione che attraverserà il Medio Oriente e partire dall’Italia arriverà in Iran, dandoci modo di giocare con culture e sapori diversi ma, appunto, in fondo in fondo, uguali e più facili da capire di quanto credevamo.

Maggiori info QUI.

Se avete piccoli da iscrivere, affrettatevi e contattate la segreteria del festival a questo indirizzo e-mail:

info@middleastnow.it

oppure telefonando a: 347. 6425785 oppure 333.7840736

Nelle foto qui sotto vedete il pane barbari, la schiacciata come si fa a Firenze e il pane pita, accompagnati da hummus di lenticchie rosse, feta e mortadella (assente nelle foto per motivi che non credo sia necessario spiegare :P). Per le ricette, aspettate qualche post e ve le dico tutte!!!

TASTE 2015; L’ECCELLENZA DEL GUSTO APRE LE PORTE AI PICCOLI

Parlavamo di svezzamento noioso all’italiana un paio di post fa, giusto? Dicevo dello scollamento che c’è tra una cultura alimentare sana e varia come è quella italiana e una metodologia di avvicinamento al cibo che è fatta di paure, tabù e contraddizioni inspiegabili.

Ecco, dopo quel post, qui a Firenze, è iniziato il fine settimana di Taste – il salone dedicato alle eccellenze del gusto e del food lifestyle organizzato da Pitti Immagine e ormai giunto alla decima edizione. Nell’anno dell’expo dedicato proprio all’alimentazione e al cibo di qualità, Taste ha portato a Firenze, come ogni anno, centinaia di espositori di eccellenza per aprire le nostre papille gustative a nuove esperienze gastronomiche con un viaggio da capogiro su e giù per lo stivale.

(sfoglia la gallery qui sopra per vedere qualche immagine in più)

Quest’anno, dato il pancione e il livello degli ormoni non proprio in assetto da carnevale e divertimento, devo ammettere di essere stata sull’orlo delle lacrime almeno una decina di volte passando di fronte a certi stand di certi vini di quelli che anche solo l’odore ti fa sentire come seduta su un bel prato a primavera a sorseggiare un buon rosso chiacchierando con gli amici, aspettando sera; oppure avvicinandomi per sbaglio agli stand dei salumi di qualità, quelli tipo il lardo che comincia a sciogliersi appena ci metti gli occhi sopra e che ti sussurra all’orecchio il desiderio di stendersi su un crostino di pane caldo; oppure ancora nel settore dolce, tra file di biscotti, amaretti, cioccolate, torroni, marmellate, confetture e barattoli di voluttuose cremerie assortite.

Proprio con in testa il pensiero dell’approccio italiano all’educazione al gusto, curiosando tra gli stand di Taste, quest’anno, ho trovato anche chi, come il nuovissimo Galameo, ha deciso di fare dell’educazione al gusto dei bambini una start-up gourmand e ha studiato una linea di biscotti, una crema al cioccolato e nocciole e diversi formati di pasta integrale di qualità elevatissima, pensata proprio per offrire ai piccoli un’alternativa sana e gourmand ai prodotti industriali e per trasfromarli pian piano in piccoli gastronauti. Avrei portato volentieri qualcosa da assaggiare a Giorgina ma purtroppo quando sono arrivata allo shop i barattoli di biscotti erano stati già tutti venduti. Mi sono innamorata dei cantucci e dei biscotti dei Fratelli Lunardi, che sono come quelli fatti in casa; buoni, croccanti, con le uova vere e la farina bio. Una meraviglia per il palato e per gli occhi. Ho trovato anche una mamma, bellissima e giovanissima, che da dipendente di una multinazionale si è trasformata in imprenditrice e sotto il marchio Happy Mama produce barattoli di composte, confetture, marmellate e chutney assai particolari e deliziose; super-genuine e sanissime adatte a grandi e piccini. Mi ha fatto venire in mente Diane Keaton in un film anni ’80 che da piccola adoravo e spero vivamente di trovare presto i suoi prodotti in vendita qui a Firenze per farne una bella scorta.

Forse non sarei dovuta andare. Ma è più forte di me; il mio palato, intendo. Promettetemi una selezione di formaggi di capra che più puzzolenti non si può e mi vedrete smuovere le montagne. Se potessi farne un lavoro, girerei il mondo anche solo per mangiare i cibi più strani, le cose più insolite, i sapori più diversi. Solo due cose non mangio; ananas e banane. per il resto non dico mai di no, neppure all’uovo millenario o alle cavallette.

Giorgina è nata 26 mesi fa dopo 9 mesi di montagne russe alimentari dentro la mia pancia e fino ad oggi si sta dimostrando degna figlia di suo padre e di sua madre. Mettetele davanti una fetta di gorgonzola e la vedrete leccarsi i baffi; un crostino al lardo di colonnata o una zuppa di barbabietole; dei carciofi “scazzottati” o un mix di patate dolci al forno; è difficile che si tiri indietro. Poi, certo, anche lei ha i suoi gusti e ci sono cose che mangia con gusto e altre che mangia per fame; quello che è certo è che il cibo per lei è avventura, è divertimento, proprio come lo è per me e questo mi rende felice.

Spero di riuscire a mantenere viva in lei questa curiosità perché abituare i nostri figli alla diversità alimentare significa aiutarli a destreggiarsi un un mondo sempre più – fortunatamente – multiculturale; vuol dire dar loro un motivo in più – tra i tanti – per aver voglia di viaggiare, esplorare il globo seguendo un sapore, un odore da portare via rendendolo parte di sé.

Ogni tanto se mi concentro riesco a sentire il sapore del fish&chips con le patatine all’aceto che io e la mia mamma prendevamo a Londra, dopo le nostre esplorazioni pomeridiane, vicino a casa dove viveva il mio babbo; avevo 5 anni e, ancora oggi, a partire da quella memoria fatta di sapori, dal ricordo di quell’odore, riesco a far riemergere l’immagine di una roulotte e di un signore grasso col grembiule unto che spruzzava aceto sul bicchierone riempito di patatine; di me che parlavo inglese e mia mamma no; del pub dove i grandi entravano e i bambini no. Ci sono delle volte che, invece, mi paralizzo per strada perché mi sembra di sentire il profumo acre del pane sangak, cotto sui sassi nei forni dell’Iran, ma è solo un trucco della mia memoria che distorce l’odore del nostro pane in quello per cui tanto sento nostalgia e lo fa perché ogni tanto c’è bisogno di ricordare.

Questo è per me “il gusto” della vita. Accompagnare i nostri piccoli alla scoperta del cibo è un dono per cui loro forse non ci ringrazieranno mai ma che, sono sicura, renderà la loro vita più ricca. Smettiamola dunque di propinare scatolette di baby-food e formaggini insapore nel timore che una porzione di gorgonzola faccia loro male, o di sgrassare il prosciutto, di selezionare sempre soltanto le stesse verdure, di cucinare pasti separati per anni e anni, di togliere aglio, cipolla e tutte le spezie dai loro piatti e facciamoli sedere con noi, a godere insieme a noi del rito del mangiare in compagnia, del piacere della tavola.

Non ce ne pentiremo!!!

P.S. E comunque l’anno prossimo giuro che porto anche Giorgina; già mi immagino le scorpacciate che ci faremo e non vedo l’ora! Chi viene con me?

SVEZZAMENTO ALL’ITALIANA: IL PIÙ NOIOSO DEL MONDO?

Ve le ricordate le prime settimane di svezzamento? Ve lo ricordate tutto quel travasare brodi e verdure?

Avete mai avuto il sentore che ci fosse un nesso logico tra quella sensazione di sfinimento, frustrazione gastronomica e avvilimento autopunitivo che provavate sudando intorno ai pentoloni e quell’inspiegabile scarso entusiasmo del piccoletto di casa – quello stesso bambino che solo ieri allungava la mano golosa in direzione del vostro piatto di pasta alla carbonara – nei confronti della pappa brodo/semolino/parmigiano/ebbasta?

Io, quando il pediatra mi spiegò tutta la faccenda del brodo, rimasi paralizzata, il cervello in panne di fronte ad un procedimento che mi pareva tanto assurdo quanto, sperabilmente, funzionale allo sviluppo gastro-bla-bla-bla della mia pargola. Un attimo dopo essere usciti dallo studio io e il Barbapapà ci siamo guardati e i nostri sguardi allibiti dicevano: “ma davvero davvero?

È stato in quel momento che ci siamo chiesti se fossimo solo noi o tutti i bambini del mondo dovessero passare da quella tortura fatta di patata-carota-zucchina. Meno di due settimane dopo eravamo passati ad un misto tra auto-svezzamento e svezzamento alla francese, perché i francesi, di cucina, si sa, ne capiscono.

Facendo qualche rapida ricerca on-line è facile scoprire che – ferme restando alcune regole base – paese che vai svezzamento che trovi. Fra tutti quello all’italiana risultava di sicuro il più avvilente, il più frustrante, il più assurdamente forzato dalla parte del genitore e del dottore, il più mortificante per un’educazione al gusto del mangiare come piacere e non solo come sussistenza.

Già a partire dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, contenute ad esempio in un libretto scaricabile gratuitamente intitolato Complementary feeding – family foods for breastfed children, si evince che il nostro svezzamento è ben strano. Tutta la faccenda dei brodi non risulta citata in nemmeno una pagina e la quantità di verdure somministrabili fin dai sei mesi non ha niente a che vedere con il patata/carota/zucchina. Soprattutto si consiglia di preparare puree belle dense e ricche di nutrienti proponendone un cucchiaino alla volta – fosse anche un cucchiaino al giorno inizialmente – per far sì che il cibo faccia la sua funzione. E lì non puoi fare a meno di pensare a come quella pappa di brodo, farina e parmigiano non riuscisse mai ad addensarsi al punto da non trovartela poi spalmata anche nelle mutande….

Sappiate dunque che, sebbene la regola dell’introduzione graduale degli alimenti valga per tutti, la scomposizione dei brodi e delle verdure vale solo per noi mentre i nostri vicini francesi, nonché tutti gli altri paesi del mondo, iniziano lo svezzamento con delle puree di frutta e di verdura che semplificano non poco lo spentolamento. Il numero di verdure “pappabili” nella prima fase di svezzamento, poi, è assai maggiore negli altri paesi e vi basti sapere che la prossima persona che si chiede se si può dare la zucca ad un piccolo di sette mesi, può considerarsi messo in ginocchio sui ceci dietro la lavagna fino allo squillo della campanella e senza merenda.

Facciamo un breve giro dello svezzamento nel mondo, dunque:

– In Francia sostanzialmente si propongono fin da quasi subito pappine complete e molto gourmand tramite i quali svezzare i piccoli con gusto e varietà. Ricordo ancora con entusiasmo la ricetta della pappa di pollo, carote e albicocche trovata sul libro sullo svezzamento alla francese; una ricetta che faccio ancora oggi e che, mentre allora prevedeva l’aggiunta delle spezie solo dopo aver sporzionato la parte di Giorgina (da frullare), adesso viene goduta in famiglia con abbondante curcuma per tutti.

In Inghilterra la faccenda si fa meno allettante e il ricorso al cibo preconfezionato è sicuramente più alto. Sotto quel punto di vista però l’offerta di cibo confezionato per lo svezzamento, biologico, di alta qualità ma soprattutto vario è nemmeno lontanamente paragonabile alla nostra. Io non so voi ma ho comprato un vasetto dei nostri una volta e non mi sono mai più sentita di ripetere l’esperienza…. D’altro canto nei paesi anglosassoni al momento è sostenuto con entusiasmo l’autosvezzamento (baby-led weaning o BLW) anche da parte dei pediatri che, invece, qui da noi nella maggioranza dei casi vi diranno che è pe-ri-co-lo-sissimo.

– Negli Stati Uniti, la situazione ricalca quella inglese con un accento più marcato sul salutismo fondamentalista e sull’autosvezzamento. C’è anche da dire che evidentemente i medici italiani non concordano sull’acquisizione della capacità di masticare e mentre conosco bambini che a dieci mesi in Italia ancora non mangiano la pasta, in America troverete ottimo finger food da sgranocchiare anche per piccoli di otto mesi. Unica nota negativa dello svezzamento all’americana è naturalmente la tendenza allo snack fin dai primi mesi, che, seppur bio, non è certo un’abitudine da incoraggiare. Ricordo ancora quando nel reparto baby-food di Whole Foods dovetti chiedere consiglio alla commessa su cosa loro considerassero un possibile pasto tra tutte quelle bustine e sacchettini colorati e lei con un grande sorriso mi disse che, no, quelli erano tutti snacks… per il cibo vero dovevo guardare alle mie spalle, in quell’altro coloratissimo, gigantesco scaffale. Cionostante non potetti resistere all’acquisto delle mini-meringhe banana/patata dolce; funzionarono ottimamente sia a premiare Giorgina quando stava buona che, per associazione di idee, a farmi sentire meno la mancanza di un cane…

– In Giappone, se inizialmente lo svezzamento procede di pari passo con lo svezzamento degli altri paesi (eccetto l’Italia per via del brodo…), pare che si cominci molto prima con il pesce (quantomeno il brodo dashi), le alghe e molto presto anche col tè mujicha – tè di luppolo.

Vi dirò la verità, noi dopo aver scoperto queste cose abbiamo abbandonato con sollievo le tecniche nostrane e abbiamo seguito – sempre facendo attenzione a reazioni allergiche e sviluppo di Giorgina per quanto riguardava soprattutto la masticazione – un regime più rilassato. Nessuno di noi, soprattutto la piccola di casa, se ne è mai lamentato.

 

 

GHIACCIOLI PESCHE E VANIGLIA: COMFORT FOOD ESTIVO.

Tante pesche, troppe pesche, talmente tante che ad un certo punto che non riuscivamo a finirle prima di vederle ammosciarsi tristemente nella ciotola della frutta fino a trasformarsi in una marcescente marmellata a freddo. Peccato, no?

Urgevano progetti culinari e quindi qui abbiamo cominciato a darci da fare. Ne sono uscite fuori varie cose buone tra cui questi ghiaccioli cremosi con pesche, vaniglia, yogurt e panna. Si perché noi della prova bikini proprio ce ne freghiamo. Inoltre avevo comprato al negozio dove vendono tutto ad un euro lo stampino per i ghiaccioli; sono spuntati fuori dall’angolo di uno scaffale mentre stavo comprando tonnellate di adesivi per impegnare Giorgina in qualcosa di ipnotico quando proprio non ho voglia di fare altro che starmene stesa a leggere sul divano. Capita solo a me?

Comunque. È iniziata la ricerca tra “ghiaccioli pesche buonissimi” e “peach popsicles paletas yummi” fino a che non ho trovato questa ricetta di The Craving Chronicles che mi sembrava proprio quella che faceva al caso nostro. E avevo ragione.

Provate. È facilissima e super-yummi. Merenda felice assicurata per tutta la famiglia!

Ecco la ricetta un po’ adattata ai miei gusti da The Craving Chronicles:

CREMINE AL LATTE E VANIGLIA: UNA MERENDA PER I PICCOLI, CHE PIACE ANCHE AI GRANDI.

Giorni frenetici questi. Freneticissimi. Il bello è che non ho ben chiaro perché. Sarà la primavera oppure il fatto che mi sono infilata in una situazione del cavolo che non starò qui a sviscerare con voi – e lo faccio per la vostra salute mentale – ma le giornate passano e mi sembra che manchino all’appello almeno sette, otto ore.

A casa cuciniamo, spesso viene fuori anche qualcosa di molto buono, ma il più delle volte si mangiano sempre le stesse cose; tutto sano, tutto buono, tutto pallosamente bio, ma sempre un po’ la stessa minestra.

Giusto per dedicarsi alla cucina con qualcosa di più sfizioso, quando sono venuti gli amichetti di Giorgina a giocare, io e Tara ci eravamo lanciate su queste merendine sane ma gustose, una rivisitazione basata sul libro della solita, mitica, Sigrid Verbert. Una ricetta velocissima da fare e super facile; delle cremine di latte, senza zucchero e con un po’ di spezie a dare al tutto un po’ di brio che, però, alla fine sono state spazzolate via dai grandi invece che dai piccini. Giorgina ha apprezzato, ma lei non conta visto che è un’idrovora e ingurgita praticamente tutto; gli altri avevano già fatto merenda e se le sono filate meno di zero.
(ricetta dopo il salto)

COSA MANGIA G.: POLLO AGLI AGRUMI CON CAPPERI E ERBE AROMATICHE.

Quando hai una piccola peste di tredici mesi che passa il tempo esplorando e svuotando ogni angolo della tua casa, mangiando polvere proveniente dagli anfratti più dimenticati, girando per casa con i tuoi calzini sporchi intorno al collo come fossero una sciarpa, fiondandosi da una stanza all’altra alla velocità della luce con in mano delle cose che al ritorno non ci sono più e magari erano importanti, ecco, diciamo che il tempo per cucinare si riduce assai.

Prima si facevano le cose con un certo garbo – quando si facevano – ora per lo più si lancia della roba a caso in un recipiente senza starsi tanto a domandare perché e per come, mentre con lo sguardo si seguono gli atti vandalici in corso, poi si cuoce il mix e si spera bene. Qualche volta vien fuori una mezza schifezza, qualche volta invece il risultato è ottimo e sorprendente. E quando viene bene, qualsiasi cosa esca dal forno si trasforma automaticamente in comfort-food, in quella tipologia di cibo che ti fa godere il doppio perché il rapporto costi benefici è tipo 1 a 10.

Questa ricetta è uno dei picchi massimi di qualità raggiunti nel lancio casuale di ingredienti in una teglia – insieme ad un’altra che posterò prossimamente.  È facile, è veloce, è gustosa e la può mangiare tutta la famiglia. Non risparmiatevi sull’aglio perché ci sono i bambini. L’aglio fa bene ed è antibatterico… o almeno questo è il mantra che ci ripetiamo ogni volta che la nostra piccola peste ci stende con la fiatella di uno che si accinge ad andare a caccia di vampiri…

Insomma, provatelo questo pollo agli agrumi finché ancora si trovano in giro delle buone arance (mi raccomando non quelle rosse!) e poi modificate la ricetta a vostro piacimento.

Se avete aggiunte da fare, precisazioni, migliorie, non esitate a commentare!!!

Buon appetito!!!

COSA MANGIA G.: LA CECIONA O PSEUDO-FRITTATA SENZA UOVA.

Sono allergica alle uova e non me lo meritavo. Quelle uova che ho sempre onorato sulla mia tavola. Quelle uova che ho sempre comprato biologiche, allevate all’aperto a terra, figlie di galline nutrite con il cibo quello buono. Quelle uova che dovevano eleggermi a testimonial delle uova mi hanno tradita con un allergia che mi fa gonfiare la bocca a dismisura ogni volta che ne ingerisco anche un piccolo morso per sbaglio (per sbaglio???). Adesso non posso mangiare quasi nessun dolce – cosa che mi turba limitatamente – ma soprattutto non posso mangiare le uova al tegamino, le uova strapazzate, la frittata, un polpettone fatto come dio comanda e tante altre delizie che spero di essermi goduta a sufficienza quando ne ho avuto l’occasione. Purtroppo non si apprezza mai quello che si è perso finché non si è perso e io adesso vivo con la voglia di una frittata.

Così è la vita, una continua corsa nei gironi infernali del desiderio inappagato. Maledizione.

Nasce così questa pseudo-frittata, dal desiderio inappagato che però nutre ancora tutte le sue speranze. Questa frittata di farina di ceci, chiamata da me ceciona, in onore alla cecìna (o torta) livornese, ha la passione dentro e risulta appagante e gustosa quasi come una vera frittata. Ottima per grandi e per piccini, onnivori e vegani, non negherò che gradisce un leggero soffritto d’aglio. Non me ne vogliano le mamme che nemmeno avvicinano aglio e cipolle alle bocche dei loro piccini – e figuriamoci poi soffritti -, io credo nel gusto e penso che nella giusta misura si possa far tutto. Giorgina ha apprezzato moltissimo la ceciona e noi pure.

Fatemi sapere se provate a farla. So che non vi deluderà.