Quando si diventa genitori ci si trova più spesso del previsto a fare delle scelte che mai e poi mai avremmo fatto prima, trascinati dalla forza dell’amore ma soprattutto dalla necessità di scendere a compromessi per puro istinto di sopravvivenza.

Perdonatemi. Sono più pratica che romantica.

Qui si potrebbe aprire un capitolo su quanto alla fine il fare figli sia una scuola di vita che insegna ad uscire dalla propria zona di sicurezza, valorizza il cambiamento, la flessibilità eccetera eccetera ma – per vostra fortuna – oggi non ho per niente voglia di propinarvi un pistolozzo sulle gioie della genitorialità. Vi parlerò invece di ben altro.

Vorrei infatti raccontarvi di quando, dopo anni di tentennamenti e resistenze, noi adulti di casa abbiamo appeso temporaneamente al chiodo la nostra antipatia per le vacanze balneari e abbiamo deciso di esaudire il desiderio di Giorgina di passare una vacanza al mare per una intera settimana. Proprio quella che un tempo veniva chiamata la villeggiatura.

La direzione scelta è stata un mare che non fosse inagibile come quello da me scelto la volta scorsa (aka il Mar Baltico), un mare balneabile, con la sabbia scaldata dal sole e la possibilità di indossare un costume anziché una felpa impermeabile con cappuccio.

MAREMMA AMARA? NO. MAREMMA MARE…

Deus ex machina fu l’amica Barbara-mamma-di-Guido-e-Giorgio. Quando ormai stavamo per abbandonare il progetto, Barbara, probabilmente mossa a compassione dal mio sperdimento di fronte alla scelta della destinazione e conoscendo le mie idiosincrasie piuttosto bene, mi ha suggerito dove andare e quando e io ormai stremata dai miei limiti organizzativi in fatto di mare ho seguito pedissequamente le sue indicazioni.

E così, eccoci arrivare a Castiglione della Pescaia. Terza settimana di Luglio. Camping Etruria.

È un campeggio ma noi abbiamo prenotato una casetta, perché va bene scendere a compromessi ma a tutto c’è un limite e io a quel continuo andare a tornare dalla zona lavatoi/docce/bagni ho veramente difficoltà ad adattarmi con due figli piccoli. Nel tentativo di dare un equilibrio costi-benefici, avendo dovuto accettare l’enorme costo del mare, i benefici di una casa comoda erano il minimo indispensabile per riposizionare l’ago della bilancia.

Il campeggio è bellino e ve lo consiglio davvero tanto. È l’unico che ha accesso diretto alla spiaggia, a Castiglione della Pescaia; per andare al mare non ci sono strade da attraversare e questo è di una comodità pazzesca. È un campeggio vecchio stile senza fastidiose conquiste della modernità tipo il risveglio muscolare in spiaggia al mattino condotto dalla tipa figa, abbronzata e con gli addominali scolpiti che ti fa subito sentire una flaccida fetta di budino, senza percorsi avventura per bambini scassaballe che vanno al mare ma il mare li annoia, senza la baby dance che ti rimanda i figli a casa tarantolati. La sera non c’è casino e la situazione è molto informale. Insomma non importa bardarsi come le Kardashian per andare a cena al ristorante del campeggio. In quella zona, credetemi, un luogo eccezionale.

CAMPEGGIO E FILOSOFIA

Tirando le somme della nostra prima villeggiatura balneare con i figli vi dirò che, alla fine, si, siamo stati bene. Contro ogni aspettativa, io non mi sono ustionata e, grazie al cielo, il mare era sempre mosso al pomeriggio e ci ha regalato tante belle ore lontano dalla spiaggia in esplorazione dei dintori. Giorgina in acqua è molto brava e prudente, Giovanni è terrorizzato dall’acqua e se ne sta compostamente e comodamente seduto sotto l’ombrellone senza mai oltrepassare il diametro dell’ombra. Di base hanno fatto due vacanze completamente diverse; lei era effettivamente al mare, lui poteva tranquillamente essere sulle dune del Sahara.

Mentre Giovanni riempiva e svuotava formine e sotterrava biglie sotto la sabbia, io ho avuto modo di raccogliere le idee sulle pietre miliari del mio personale percorso in questo breve viaggio nell’ignoto della villeggiatura marittima al campeggio. E dunque ecco qua alcune delle mie riflessioni da spiaggia:

  • Ho definitivamente realizzato che la pizza dei forni del mare è più buona, specialmente quella rossa senza mozzarella ed è ancora più buona dopo aver stazionato un’oretta dentro la borsa sotto il sole. Quando sono in spiaggia oltre alla pizza rossa amo molto mangiare pizza bianca alle cipolle (perché io antepongo sempre il godimento del palato alla decenza del mio alito!), anch’essa buona al mare come mai e poi mai in città. Non capirò mai il perché ma è così. C’entra l’aria salmastra? Forse ha effetti anche sulla lievitazione e sul sapore dell’impasto? Varrebbe la pena uno stage in un forno sulla costa toscana. Se qualche paniettiere della costa vuole una stagista si faccia avanti, sono pronta!
  • Ho sviluppato una morbosa curiosità verso i campeggiatori stanziali, quelli che stanno per l’intera stagione per intendersi, con nonni, zii, nipoti e cani. Dopo un primo impatto difficile, dove il salto dai tetti fiorentini alle coperture in materiale plastico verde mi ha fatto temere di aver sinceramente commesso un grave errore, la curiosità ha superato le perplessità estetiche. Passando in continuazione attraverso tutti quei tinelli en-plein-air, tutte quelle televisioni accese, quelle tendine, quei recinti ricoperti di finta edera inizialmente ho pensato: i campeggiatori odiano la natura e forse anche il campeggio stesso. Ti consigliano tutti di farlo ma in fondo lo odiano e se potessero andare in una comoda casa ci andrebbero. Poi però, andando e tornando dalla nostra casetta, ho avuto modo di osservare per bene le diverse piazzole e le soluzioni abitative scelte dai rispettivi occupanti e ho capito che no. Questa tipologia di campeggio è proprio una tradizione consolidata, fa categoria a se stante e, in quanto tale, meriterebbe immediatamente un libro di Marc Augè. Mi restano però alcune perplessità di tipo pratico. Tipo, per dirne una; la cosa che va per la maggiore è la copertura integrale del terreno con enormi teli di plastica. I più nostalgici aggiungono inserti che ricordano dei vialetti di ingresso e li adornano di fioriere, altri aggiungono staccionatine in legno ricoperte di finta edera in plastica.  In ogni caso, comunque, la pavimentazione è totale e di terra non se ne vede nemmeno un centimetro quadrato. Ecco io ci ho pensato e ripensato ma proprio non sono riuscita a capire; voglio dire, posso capire il mettere un telo di fronte alla tenda o alla roulotte come zona scambiatrice tra il piede sabbioso e il piede pulito e come barriera per le fomiche, ma tutto il resto? A cosa serve? Per stare scalzi e non sporcarsi i piedi? Per avere una superficie da spazzare e non sentire la nostalgia delle faccende domestiche? Per ricreare la comodità di un pavimento liscio e pulito simbolo di modernità e progresso? Qualcuno più esperto di me mi aiuta?
  • Ho avuto un incontro ravvicinato con il settore dolciumi dello spaccio del campeggio e ho fatto un viaggio nel tempo. Sono rimasta almeno due minuti in trance di fronte ai Melody Pops, i lecca-lecca fischietto della Chupa Chups che credevo estiniti da un ventennio e invece se ne stavano lì, in pienissima forma, ad ammiccare alla mia memoria come se avessero le chiavi dei miei diari segreti. Ho potuto sentire il loro sapore sotto la lingua, lo schifo che mi facevano da bambina e l’ostinazione con cui li chiedevo alla mamma per il puro piacere di ottenerli. Mi sono sentita per un attimo di nuovo piccolina, quando anche io compravo i Melody Pops d’estate al bar di Riotorto vicino al nostro campeggio e mi son passati davanti agli occhi la mia mamma in bicicletta con le infradito bianche e nere, i cocomeri che galleggiavano in un enorme catino, l’amaca di rete bianca che ti lasciava il segno sulla schiena ma era tanto comoda, il bagnoschiuma a forma di Barbapapà, la banda di bimbi in bicicletta sudici e terrosi di età variabili tra i tre e i sedici anni, le Feste dell’Unità per cena e io che capitavo sempre seduta vicino ai vecchini che schioccavano i denti per liberarsi dai residui di bistecca. E vi risparmio i ricordi legati alla polverina frizzina, anche quella ancora regolarmente in vendita agli stessi gusti di una volta….

castiglione della pescaia spiaggia

  • Ho finalmente capito che uno dei motivi per cui non mi piace molto andare al mare è che la spiaggia risveglia sempre il mio lato malinconico. Nella mia mente il pensiero della spiaggia non si associa mai al pensiero di bimbi che corrono e giovani abbronzati che sfoggiano la loro estiva prestanza davanti ad una rete di beach volley. No. Quando penso alla spiaggia penso sempre ad anziane signore che passeggiano su e giù sulla battigia con l’acqua a metà coscia, col borsellino in mano, alla ricerca di un bar, di una finta Vuitton quasi vera, di un gelato o semplicemente di una abbronzatura ben calibrata. Penso ad anziani signori, un tempo in forma che leggono il giornale e poi si addormentano con un braccio che ciondola giù dalla sdraio e poi se ne vanno dalla spiaggia prima del resto della famiglia, per fare un salto al bar. La spiaggia, con tutta la sua umanità, non manca mai di darmi un assaggio di vecchiaia e mi ritrovo sempre un po’ a pensare: come sarebbe stata la mia mamma ad ottant’anni sulla spiaggia, lei che adorava andare al mare? Come sarò io ad ottant’anni, quanta pelle accartocciata mi porterò sulle gambe e quanto sarà ricurva la mia schiena? Andremo al mare quando avremo ottant’anni o saremo finalmente liberi di dire no e andarcene finalmente sulla Transiberiana?
  • Sono una vicina di ombrellone difficile. Non sopporto i bagagli pesanti, neppure quelli degli altri e il mio è un’animo profondamente minimalista. I vicini d’ombrellone che per una mattina in spiaggia portano con sé il necessario per nutrire e sollazzare un’intera colonia di bambini bizzosi creando strutture complesse e multicolori che prevedono un paio di ombrelloni, due tre borse frigo, sedie a sdraio, racchette, palle, materassini e gonfiabili vari, una decina di palette, secchielli, formine e rastrelli, tra borse per il cambio, passeggini e zanzariere, insieme ad un leggero (?) fastidio risvegliano una curiosità tale che mi trovo a fissarli in maniera imbarazzante, per capire dove trovino il tempo di utilizzare tutto quel ben di dio e soprattutto se non diano loro fastidio tutti quei colori. Per questo motivo ho capito che la soluzione migliore è quella di posizionarsi vicino ai turisti stranieri che, per ragioni logistiche, non hanno potuto equippaggiarsi oltre il minimo indispensabile e mi lasciano lo spazio mentale per dedicarmi alla lettura di un libro.

E dunque eccomi qua. Una settimana al mare, molta filosofia e poca abbronzatura. Tutto sommato siamo tornati a casa con le pile un po’ ricaricate e grazie al mare mosso al pomeriggio abbiamo anche avuto l’opportunità di esplorare un po’ i dintorni. Chissà che l’anno prossimo non decidiamo di tornare!

E voi che rapporto avete con il mare?

castiglione della pescaia spiaggiaspiaggia castiglione della pescaiacamping etruria castiglione della pescaiacastiglione della pescaia casina rossa palude diaccia botrona

Irene
Author

6 Comments

  1. E niente, arrivata alla descrizione della riscoperta del mare passato attraverso i melody pops mi è venuto un po’ di magone, arrivata alla riflessione sulla malinconia della spiaggia mi è sceso il lacrimone.. <3

    • Irene
      Irene Reply

      Ma perché alla fine anche te sei di lacrima facile come me! TVB.

  2. Comunque la polverina frizzina io la trovai in una tabaccheria di Talamone e ne conservo ancora una bustina per ricordo…come i Melody Pops la consideravo estinta!

    • Irene
      Irene Reply

      Io invece ho profanato la bustina e ho provato ancora quel brivido frizzino… Che emozione! Ai figli però non l’ho fatta provare. Uahahahahah! Mamma cattiva!!!! 😛

  3. Ho appena scoperto il tuo blog! Che meraviglia.. adesso corro a leggere gli altri post.
    PS. quest’estate ho trovato anch’io in un supermercato al mare la bustina frizzina…e non ho resistito al suo richiamo 🙂
    ciao a presto. Ely

    • Irene
      Irene Reply

      Impossibile resistere alla bustina frizzina!!!! (Grazie per i complimenti! Mi fanno tanto tanto piacere!)

Write A Comment