Un cane in famiglia proprio mancava? Certo.

Era il momento giusto? Assolutamente no. Ecco i racconti di una catastrofe.

Avete presente quei momenti della vita in cui inavvertitamente prendi una decisione, ti congratuli con te stessa per l’ottima idea e poi quasi immediatamente hai la netta sensazione di aver fatto una cazzata?

Qualche volta hai messo i sandali aperti con tacco 12 quando fuori infuria il temporale ma tu sei convinta che arriverai comunque in condizioni encomiabili fino al tuo aperitivo con le amiche. Esci felice ma qualcosa striscia silenziosamente nella tua coscienza e solletica il dubbio: sarà stata forse una cattiva idea? Poi, ovviamente, inciampi nel primo sanpietrino saltato; ti sloghi una caviglia; ti inondi il vestito di acqua dai riflessi grigiastri; fai cadere l’ombrello nel tentativo di rialzarti; ti sbilanci e passi la testa proprio sotto una grondaia colante, i capelli si inzuppano e dalla frangia un rivoletto d’acqua scioglie il mascara bio rigorosamente NON water-proof. Hai messo i sandali col tacco per essere figa una volta tanto che esci e, adesso, sei un cesso, di fronte al quale inorridiresti anche tu, senza pietà. Torni a casa avvilita, acquisita la lezione ti riprometti che sarai più accorta la prossima volta; doccia e trucco veloce, jeans e maglietta e via come se nulla fosse accaduto. Tutto è bene quel che finisce bene?

Il problema, in verità, non sono le scelte ma la durata delle conseguenze.

Qualche volta capita che ti arriva un messaggio su whatsapp, lo apri e c’è un cucciolo che ti guarda. Di solito quando capita t’intenerisci ma poi ricordi quando avevi un cane, ripensi alle pipì all’alba d’inverno quando fuori piove, ai peli ovunque, ai costi della clinica in caso di una qualsiasi emergenza fuori orario, chiudi il messaggio e vai avanti con la giornata.

Poi capita quella volta che guardi quegli occhioni umidi che ti fissano dall’allegato whatsapp e pensi che con tuo marito ne avevate parlato della possibilità di prendere un cane. Certo, si era detto non prima che il piccolino compia tre anni ma in fondo, anno più anno meno, cosa vuoi che sia. È incredibile, poi, un tempismo tale; stavamo pensando di prendere un cane a breve, anno più anno meno, ed ecco che arriva questo messaggio con un bellissimo cuccioletto randagio infreddolito. Sarà il destino? Vorrà pur dire qualcosa no, se proprio proprio adesso? E allora torni a casa e corri da tuo marito e, chissà, forse sta magicamente ovulando pure lui, vi abbracciate e in una profusione di musiche di sottofondo degne del miglior ascensore, vi guardate negli occhi e, luccicanti d’amore, vi dite si, facciamolo. Avevamo detto tra un anno ma, in fondo, anno più anno meno.

Ecco. Storia vera.

Attenzione, però. La tempistica è tutto. Soprattutto quando si tratta di scelte e inevitabili conseguenze.

Quando sbagli la tempistica, la sbagli e non c’è niente da fare. Non si torna indietro; il tempo va solo avanti, anche a bordo di una DeLorean. E quindi è così che il 17 Gennaio 2017 un piccolo cucciolo di cane di 3 mesi fece il suo ingresso nella nostra casa per restarci permanentemente negli anni a venire. Venne chiamato Bauman. In quei giorni era passato a miglior vita il grande sociologo Zygmut Bauman; tempistica e onomatopea sembravano magicamente coincidere e ce ne fregammo del fatto che gli studi del famoso luminare non ci avessero mai veramente convinti. Acciecati dall’amore io e l’altro adulto di famiglia gorgheggiavamo gridolini emozionati. Illuminata fu invece la reazione di Giorgina che, terrorizzata da questo batuffolo di pelo saltellante che le rosicchiava i talloni, visse per due giorni senza toccare mai il suolo – novella Baronessa Rampante – ripetendo “Scelta sbagliata! Scelta sbagliata! Preferivo una torta alle fragole!“. La frase è diventata da allora un nostro personalissimo meme di famiglia. Ovviamente.

Ben presto la casa si trasformò in un delirio fatto di piccole pozzanghere di pipì, cacche mollate di fronte all’ascensore, uscite a notte fonda, carta di giornale svolazzante ovunque. Se uscire di casa con due bambini piccoli era una faccenda dalla logistica complessa prima, da quel momento in poi diventò una sorta di esercitazione militare; vestire di tutto punto due bambini in pieno inverno per uscire in meno di venti secondi nel tentativo di abituare il cucciolo a produrre cacca e pipì fuori anziché dentro casa, un’esperienza provante. Al mattino, trovare gli incastri giusti per recapitare i bambini nelle rispettive scuole nel brevissimo intervallo tra una pipì e l’altra ha richiesto competenze da ninja. Capire come fare ad uscire la sera dopo le nove quando ti ritrovi da sola in casa e i bimbi sono a letto una sorta di puzzle irrisolvibile.

Scelta sbagliata?

È diventato un mantra ripetuto ininterrottamente mentre i bambini scivolavano ora su una pipì ora sul pavimento appena lavato. Mentre asciugavamo lacrime e lavavamo piedi pisciosi, il cuccioletto si mangiava una cacca in un angolo incurante dei nostri vibranti “NOOOOO!”. Mentre riempivamo la ciotola di croccantini il piccolo cucciolo di sociologo si abbuffava delle foglie cadute dal ficus benjamin provocandosi una intossicazione alimentare che ci sarebbe costata un’intero stipendio presso la clinica h24 aperta il fine settimana. Perché se c’è una cosa di cui si può star certi sia con i bambini che con gli animali è che se si devono ammalare di brutto lo faranno di sicuro il venerdì notte.

Qualcuno mi aveva detto che un cane impegna meno di un figlio. Si sbagliava. eccome.

Tutto sommato un neonato ti stravolge la vita ma, diciamocelo, poppa e dorme, qualche volta piange ma, ad esempio, non ti costringe ad uscire sotto la pioggia a notte fonda. Mai. Un neonato ti fa dormire male la notte ma non ti costringe a vivere con lo straccio sempre pronto nel secchio, non ti fa spendere milioni in detersivo per i pavimenti, non ti rovina i tappeti persiani e soprattutto è adattissimo alla vita in un appartamento di città. Male che vada con un neonato ti butti nel letto, tiri fuori un capezzolo e aspetti che arrivino idee migliori. Con un cucciolo di cane no. Lui ad un certo punto deve uscire. Se è cucciolo deve uscire moooooooolto spesso.

È a questo punto che le tempistiche contano.

Anno più anno meno avevamo detto? Ecco. Sarebbe stato meglio un anno in più. Figli più grandi, un problema in meno, logistica facilitata, meno caos. Certo, adesso Bauman ha sei mesi e le cose vanno meglio. Giorgina è scesa a terra e adora il suo cagnolino. Giovanni vive abbracciato al suo amico peloso e quando combina una marachella si rifugia nella sua cuccia dove invece che un babbo o una mamma che lo sgrida trova un amico vero che lo lecca da capo a piedi. Io ho sviluppato apprensioni mai manifestate per i figli che mi portano a telefonare al veterinario pronunciando frasi deliranti, tipo: “Oggi Bauman è un po’ giù, ha la faccia sbattuta, lo vado diverso, che faccio te lo porto gli dai un’occhiata?”. Non lo dite troppo in giro ma cucino anche per lui perché i cibi industriali non mi convincono e sudo le sette camicie su enormi pentoloni di riso, pollo e verdure. (Lo so, sono completamente fusa.) Il babbo invece comincia a capire perché sua madre non fu così entusiasta quando lui da piccolo tornò a casa con ben due cuccioli trovati per strada e finalmente è riuscito a perdonarla con la forza che solo una grande solidarietà può dare.

Tutto è bene quel che finisce bene? Certo. Però credetemi, una fatica bestiale. Anzi una fatica cane. E mentre i figli cresceranno e usciranno un giorno da soli, Bauman sarà sempre lì, davanti alla porta, più volte al giorno di cui una la notte, sole, pioggia, vento che sia, ad aspettare la sua passeggiata. E diventeremo vecchi insieme, passeggiando sempre più lentamente in quella ripetizione infinita di una singola azione; uscire per fare la pipì e la popò.

Quanto amore e quanta tenerezza. Però, gente, che fatica!!!!!

 

Irene
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