SOLO NOI SIAMO SEMPRE TUTTI MALATI PER LE FESTE DI NATALE?

QUEST’ANNO ALMENO PER NATALE ERAVAMO TUTTI SANI. FACCIAMO A TUTTI I MIGLIORI AUGURI PER L’ANNO APPENA INIZIATO E CELEBRIAMO RICAPITOLANDO I NOSTRI NATALI PIÙ APOCALITTICI!

 

Le vedete le foto qui sopra? C’è una famiglia composta da mamma, babbo, due bambini e una ragazza alla pari. Tutti carini e ben vestiti pronti per dirigersi al tradizionale pranzo natalizio di famiglia.

Ecco. Segniamolo sul calendario perché erano due anni che, per il giorno di Natale, non avveniva tale miracolo di sincronica assenza di virus influenzali e streptococchi in questa famiglia. Che ognuno ha le tradizioni, in fondo, ha le sue tradizioni e non siamo sulla buona strada per avere quella del virus di fine anno!

Giusto per fare il punto della situazione ci fu il Tragico Natale del 2014, quello della sinusite batterica supersonica, quello in cui io, incinta di quasi 5 mesi, giravo per casa con due cappelli in testa e vivevo con la testa affondata nella ciotola delle fumenta, che sembrava di essere in una versione contemporanea di Piccole Donne. Di quella sinusite ricordo che si trasmetteva anche solo con lo sguardo, che infestò marito e figlia alla velocità della luce, che io ci misi un mese a recuperare l’olfatto e che Giorgina, per un bel po’, non ha voluto mangiare l’uovo perché le ricordava l’Acqua di Sirmione di cui in quei giorni si fece un uso incalcolabile.

Quel Natale 2014 coincideva con quelli che, in questa casa, sono meglio conosciuti come I Quindici Giorni dell’Apocalisse e che, generalmente, coincidono con i 15 giorni di vuoto tra una ragazza alla pari e l’altra, quelli in cui avremmo bisogno di essere tutti in salute e invece sembra che siano i giorni in cui il fato beffardo ci educa a non sedersi mai sugli allori. Perché uno crede di poter avere un briciolo di culo una volta ogni tanto, quando serve; e invece no. (questo segnatevelo, perché quando si hanno figli è la regola fondamentale da imparare!!!).

Durante Il Tragico Natale del 2014, ad un certo punto ci riunimmo tutti in un letto, noi tre con il quarto in pancia, e lì trascorremmo il Natale et il Capodanno, guardando film adatti ai minori di tre anni e uscendo da sotto il piumone solo per scaldare del brodo, in attesa dell’arrivo di Kate; perché lo sapevamo che quel giorno lì saremmo stati tutti perfettamente in salute. E così fu.

Poi ci fu il Terribile Natale Streptococcico del 2015 dove eravamo malati tutti meno Mr. Magoo, alias il piccolo lattivoro Giovanni, che faceva il figo forte delle difese che risucchiava senza sosta dal mio latte, mentre io con il febbrone a 40 mi sciroppavo passivamente tutte le serie di Elementary in una botta sola. Ricordo che mi ammalai prima io, poi Simone, poi Kate e infine, ultimo tenace birillo rimasto in piedi, Giorgina.

Ricordo che dalla camera – mentre sul letto sudavo Paracetamolo e spillavo litri di latte materno – sentivo Simone febbricitante che dava indicazioni alla treenne Giorgina per recuperare da sola il suo pranzo dal frigorifero. Alla fine della giornata lei corse da me sul letto e mi disse felicissima che era stata una domenica eccezionale: “ho fatto tutto da sola, mamma. Ho preso il pranzo dal frigo, ho apparecchiato per me, mi sono lavata le mani, ho mangiato, poi ho fatto la pipì e il pisolino. Tutto da sola! È stato bello.”. Disse. Poi si addormentò e si risvegliò con la febbre a 40.

Quello fu il Natale dello Streptococco Magnus Horribilis, resistente a qualsiasi antibiotico, infestante come la gramigna e capace di trasformare, al contatto con la faringe, qualsiasi cibo o bevanda in carta vetrata. Il Capodanno del 2015 riuscimmo a non passarlo a letto ma poco ci mancò. Ci cambiammo il pigiama, mettendone uno più fico ma consumammo i nostri brodi a fatica per poi puntare la sveglia alle 23.55 e brindare stancamente all’anno nuovo. L’anno nuovo, da parte sua, non la prese bene, non si sentì bene accolto a sufficienza e ci dimostrò il suo sdegno comportandosi malissimo fin da subito. L’eroina del Capodanno 2015 fu dunque Kate, la nostra ragazza alla pari, che nonostante le tonsille gonfie e uno strascico di febbre, si vesti bene ed uscì. Il 2016 non apprezzò, evidentemente, il suo sforzo e il giorno successivo anche lei era di nuovo a letto circondata da antibiotici e spray alla propoli.

Quest’anno si è concluso con un mirabolante slalom tra i virus, che ha (fortunatamente) colpito solo Giorgina e che è iniziato in picchiata con una parotite presa nonostante il vaccino, seguita dalla temibilissima congiuntivite del giorno della festa di compleanno (rimandata!!!) e si è chiuso con la definitiva febbre a caso senza altri sintomi del Capodanno. Da notare che però, – e ancora non ce ne capacitiamo – il Natale quest’anno si è salvato e per la prima volta lo abbiamo celebrato come si deve. Senza pigiami, senza il retrogusto dolciastro del paracetamolo in sciroppo, senza fazzoletti nel risvolto della manica del maglione.

Ho cucito a Giorgina la gonna a ruota rossa che mi aveva chiesto. Ho indossato la gonna di Natale della mia mamma, per sentirla un po’ vicina. Ho vestito Giovanni con la tutina tirolese e i calzini con i pupazzi di neve. Ci siamo fatti una bella foto tutti insieme e abbiamo festeggiato prima la vigilia con il bisnonno Gianni – che porta i suoi 101 anni come se fossero 80 – e con la zia Vale e lo zio Cosimo, poi il Natale con i miei zii, i miei cugini e tutti i bis-cuginetti.

E così nonostante questo 2016 ci abbia fatto tanti dispetti – distruggendoci almeno un sogno e azzoppandone altri, portandoci via una persona importante, imprigionandoci una nonna in ospedale proprio per le feste e mettendo a repentaglio la nostra intera economia familiare – verrà ricordato come l’anno del Natale Senza Virus, quello in cui eravamo felici, in cui abbiamo festeggiato con le persone a noi care e abbiamo avuto la forza di amare tutti, nonostante tutto.

Perché, alla fin fine, quello che, volenti o nolenti, si impara quando si fanno figli è a gioire delle cose semplici, ad accogliere la meraviglia di un momento perfetto che spesso si nasconde tra innumerevoli altri momenti terribili, scoraggianti, pieni di lacrime o di moccico.

Buon Anno a tutti, amici! Che sia un 2017 pieno di attimi scintillanti per tutti quanti!!!!

 

Irene
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