Capita anche a voi di ritrovarvi con i figli in lacrime di fronte all’armadio che si rifiutano di indossare qualsiasi cosa gli proponiate?

Se anche voi, come me, non ce la fate più… Ecco la soluzione facile che abbiamo sperimentato!!!

C’era una volta una bambina che la mattina si svegliava subito al suono della sveglia, andava a far colazione felice e contenta e mangiava il suo pane burro e marmellata in tempi ragionevoli per poi, con calma e serenamente, andare a vestirsi, concordando sempre con la madre sugli abiti da indossare. Poi indossava calzini adatti alla stagione, si metteva le scarpe velocemente e saltellando allegra andava a scuola.

(Mmmh. No. C’è qualcosa di strano. Riavvolgiamo il nastro.)

C’era una volta una bambina che la mattina non si voleva mai alzare dal letto e andava a far colazione con gli occhi abbottonati dal sonno, tenendo in mano la sua fetta di pane burro e marmellata per un tempo infinito, per poi andare a vestirsi non concordando MAI e poi mai con la madre sugli abiti da indossare, sempre troppo poco colorati, troppo mascolini, troppo pochi sbrilluccicanti, troppo già visti, troppo vecchi, anche un po’ bucati e sicuramente noiosissimi. Dopo interminabili minuti di puro panico e una prova di doti tragiche che Euripide a confronto è una mezza calzetta, la bambina con le gote rigate dalle lacrime, indossava gli abiti scelti dalla malefica genitrice e di nascosto, in un estremo tentativo di tutela dei suoi spazi di autonomia, si infilava i suoi calzini da estate preferiti, coi cuori fluorescenti e totalmente inadatti alle giornate fredde dell’inverno. Andava dunque a scuola, percorrendo coi piedi infreddoliti, i primi metri fuori casa lentamente, con espressione grave e sguardo torvo verso quella madre orribile che non amava il fucsia.

Ecco. Questa era più o meno la nostra mattina “tipo”, lo scenario mattutino ogni volta che non erano i disponibili i vestiti preferiti o che per forza c’era da indossare jeans o pantaloni di qualsiasi forma o tessuto. Vi dico la verità. Stavo cominciando a pensare di fingermi malata e delegare a qualcun altro la vestizione mattutina perché stava diventando una specie di incubo quotidiano che mi toglieva la voglia di alzarmi dal letto.

Ho provato con la gentilezza; ho tentato di farla scegliere proponendole due alternative; ho provato urlando; ho letto libri sul fatto che urlare non serve a niente; ho provato piangendo disperata di fronte a lei che si dimenava in mutande. Niente. Eravamo arrivati al punto che anche proponendole il suo vestito preferito lei rifiutava di indossarlo. È stato a quel punto che ho capito e ho avuto l’idea che ci ha risolto la vita!

La presa di coscienza

Primo: Giorgina aveva bisogno di esercitare un po’ di indipendenza in totale libertà. Se anche proponendole il suo vestito preferito questo veniva rifiutato era evidente che aveva proprio voglia di aprire l’armadio e scegliere qualsiasi cosa.

Due: Giorgina aveva bisogno di cominciare a testare il suo gusto personale o forse la sua capacità di uniformarsi in autonomia ai gusti dominanti tra le bambine coetanee. La continua lamentela sulla scarsità di rosa fucsia nell’armadio e l’obbligo ad utilizzare almeno una cosa fucsia al giorno ne era una dimostrazione. Anche se poi, alla fine, il fucsia non le piace.

Tre: Giorgina – e questo punto deriva dal punto due – non voleva vestirsi a modo suo solo per se stessa. Voleva proprio vestirsi a modo suo per andare a scuola e sentirsi parte del gruppo a ragion veduta, visto che la mamma e il babbo sembravano incapaci di capire qual’era il giusto stile da seguire.

Quattro: se si comincia ora così figuriamoci a tredici anni che succede!!!!

La soluzione!

La soluzione è stata semplice e ha funzionato da subito benissimo! Abbiamo istituito il nostro personale CASUAL FRIDAY; un giorno della settimana, un giorno di scuola (sennò non vale, mi raccomando!), in cui in barba a tutte le regole, Giorgina può andare a scuola vestita davvero come le pare. Io la lascio da sola in camera davanti all’armadio e lei può sperimentare a suo piacimento abbinamenti di capi e colori e condividere le sue scelte con gli amici indossandoli a scuola. Il patto è che le altre mattine – anzi, tutte le altre occasioni che non siano il venerdì mattina – ci vestiamo rapidamente e serenamente con quel che c’è di pulito, senza pianti e senza tragedie.

Facile. A costo zero. E funziona!

È andata a scuola in tutù e vestita da strega, con il vestitino da estate con la canottiera di lana sotto (l’orrore!) e con il cappotto di due taglie più piccolo. A me veniva da ridere, lei era soddisfattissima e felice. Le maestre molto pazienti e comprensive. Fatto sta che adesso, dopo circa un mese, si è tutto molto normalizzato e addirittura lo scorso venerdì ha preso l’odiatissima camicia di Muji (che io adoro) e l’ha scelta da indossare perché “mamma, mi sembra come un vestito tuo!”. Di sicuro adesso non si vuole più travestire per andare scuola, da quando gli amici le hanno detto che “non si fa” e non si mette i vestiti da estate d’inverno per lo stesso motivo. La piccoletta, nel bene e nel male, ha cominciato a sperimentare le regole sociali e a me fa tanta tenerezza.

Tendiamo a sottovalutare il fatto che capire il perché dell’esistenza delle regole non è facile. Perché mamma mi vuoi mettere il maglione a Dicembre quando io vorrei la canottiera da estate con le stelle? Perché non posso mettermi il tutù per andare a scuola?

Qualche volta, e soprattutto quando è così indolore, vale la pena far fare un po’ di esperienza sul campo ai nostri piccolini piuttosto che tentare di affermare la nostra autorità senza che loro ne abbiamo nemmeno minimamente compreso l’argomento!

 

Irene
Author

3 Comments

  1. Ma che fare quando a due anni non si vuole mettere i pantaloni??? E per pantaloni intendo qualunque cosa che la copra dalla vita in giù… Aaaaah!

    • Irene
      Irene Reply

      Eh. Lo so. P A N I C O ! Noi abbiamo passato l’anno del no-jeans, per dire… Nulla. Secondo me quella gliela puoi concedere, no? Fortunatamente Giorgina non considerava i leggings veri e propri pantaloni, sicché me la sono cavata con quelli. Poi considera anche che se hai una femmina, comprare vestitini è meglio perché durano di più nel tempo. I primi anni con un solo vestitino ci vai avanti un bel po’: Giorgina ha indossato un vestitino 9-12 mesi fino a due anni e mezzo… Alla fine era una bellissima camicetta 😛 😛 😛 😛 Al posto dei leggings o delle calze prendi dei bei calzettoni lunghi. Molto belli e molto vintage! Alla fine è una tecnica che ha funzionato per affrontare gli inverni per centinaia di anni. Mica cent’anni fa si mettevano gli UGG e i collant di cashmere? Eppure… 😛

  2. Le calze le accetta più volentieri…mi fionderò presto a comprare una valanga di vestitini (mi ci voleva una giustificazione appropriata)… Grazie per il consiglio 🙂

Write A Comment