La cacca è un argomento estremista che non conosce sottintesi. Non si può parlare di cacca, senza parlare… ehm… di cacca. E, alla fine, la cacca, comunque la si chiami, in fondo è sempre un po’… bleah.

La cacca è dunque una cosa che si produce preferibilmente in bagno e, in genere, in solitudine, magari leggendo una rivista, un libro o un fumetto oppure refresciando compulsivamente Facebook su un device digitale portatile. La cacca puzza, sempre; può puzzare di più o di meno ma puzza sempre. È per questo che in genere la si produce in solitudine e poi si esce dal bagno facendo i vaghi. Se qualcuno entra in bagno dopo di noi, il difficile è padroneggiare quell’espressione sicura di sé che comunica, senza bisogno di parole, un concetto importante: non sono stato io, la puzza appartiene a quello prima di me, chiunque esso sia, e se questo bagno lo usiamo solo noi due forse quella persona sei proprio tu.

Di cacca non si parla. Mai. Soprattutto, però, non se ne parla a tavola mentre si mangia. Perché, insomma, bleah. Le ragazze, soprattutto se sono molto fighe, la cacca non la fanno o comunque i ragazzi sono convinti che le loro ragazze molto fighe la cacca non la facciano perché altrimenti, appunto… bleah… C’è anche da dire che la leggenda è stata foraggiata da secoli di imbarazzo legato ai naturali ritmi intestinali; allo stato attuale delle cose, in un’epoca in cui se non è social non è vero, esiste una pagina su wikihow dedicata a come fare la cacca a casa del proprio fidanzato senza che il suddetto si accorga che la state facendo. Per le tipe di una certa età come me resta indimenticabile quella puntata di Sex and the City in cui Carrie si bea con le amiche di essere finalmente riuscita a fare la cacca nel bagno di Mr. Big. E ho detto tutto.

Io fortunatamente non sono una cacca-timida. Innanzitutto avendo sempre viaggiato molto all’avventura sono in grado di farla un po’ ovunque, basta che intorno a me non ci siano animali particolarmente pericolosi a portata di vista. La cacca è fondamentale per la salute dell’essere umano; se non si fa si muore. Pare dunque ingiusto che una cosa così importante non si possa citare durante una conversazione senza chiedere scusa.

Quando si arriva a parlare di cacca senza problemi o addirittura si riesce a fare la cacca di fronte a qualcun altro vuol dire che si è raggiunto un grado di intimità da record e si dovrebbe contestualmente festeggiare.

Quando poi si arriva a parlare rilassatamente di cacca a tavola, oppure usi la cacca come argomento distensivo di conversazione e compri libri a tema cacca perché sai che è un regalo dal successo garantito vuol dire che hai almeno un figlio o stai parlando con un bambino.

Quando usare la parola cacca, popò, puzzette, caccone, caccone puzzone, puzzone scurreggione e via dicendo ti fa ridere compulsivamente vuol dire che hai meno di dieci anni. 

Quando tua figlia ti chiede se la sua cacca profuma, invece, cominci a domandarti se non la stai viziando un po’ troppo. Quando tua figlia un giorno irrompe in bagno proprio in quel momento lì, quello in cui stai refresciando Facebook sul telefono, e ti chiede se la cacca che hai appena fatto è del tipo sporco o del tipo pulito; se anche la tua, come la sua, profuma, oppure se ti può cantare la canzone della cacca che ha appena composto (su ispirazione di quella famosa hit di Roberto Piumini), per aiutarti a passare il tempo sul water, la faccenda si fa sempre più strana. Quando ti chiede se può vedere di che colore l’hai fatta e poi con grande stupore chiama il fratellino a vedere e chiosa dicendo: “oooh guarda Giovanni, gli spinaci che abbiamo mangiato ieri sera!” e tu reagisci con entusiasmo dicendo “si, brava amore, sono proprio loro che fanno la cacca verde”, senti che hai veramente rotto un tabù secolare e allo stesso tempo ti accerti che nessuno abbia sentito. Quando poi i figli che assistono alle tue sedute in bagno sono due o più, sai che non ti puoi più nascondere, almeno fino a quando il suddetto tabù non colpirà anche loro, grazie al “mondo di fuori” che rinnova gli stigmi sociali attribuiti alla cacca e aiutano il genitore a ritrovare sereni momenti di solitudine.

Più ci penso e più intuisco che la faccenda cacca è di importanza cruciale e forse, chissà, aveva ragione il buon vecchio Freud che sulla faccenda credo abbia scritto centinaia di pagine. Nel frattempo io cerco un modo delicato per spiegare a Giorgina che no, la sua cacca non profuma, puzza come tutte le cacche del mondo e va benissimo così!

Perché uno mica ci pensa, quando diventa genitore, che tra le tante rivoluzioni nella vita dovrà affrontare anche quella dell’imparare a fare della cacca un argomento quotidiano di conversazione. Fortuna che noi toscani almeno abbiamo avuto quel grande apripista che è stato Roberto Benigni che ci ha insegnato che della cacca si può anche ridere parecchio!

Irene
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4 Comments

  1. Ho una figlia di tre anni che ogni tanto desidererebbe farla ancora nel pannolino. Quando ciò accade la stimolo a dirigersi verso il bagno per cambiarsi appena finito, magari dicendole: “senti che puzza, andiamo su!” e lei, placida, risponde sempre: “Ma no, mamma… è solo cacca!!” Mah… 😀

  2. Noi cantiamo la canzone della cacca (che viene composta a braccio dalla sottoscritta quando mia figlia ha difficoltà! ) e lei spinta dalla situazione,quando vede me al bagno, oltre a farmi compagnia, mi deve cantare la canzone per aiutarmi!!! Ovvio che quando le dico:”mamma vuole stare in bagno da sola”parte un urlo disperato…NOOOOOOOOOOOO IO FARE COMPAGNIAAAAAAAAA

    • Irene
      Irene Reply

      ahahahah!!! Le meraviglie delle canzoni della cacca!!! Adesso Giorgina non me la canta più e un po’, devo ammettere, mi manca! Sarò matta? 😛

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