– Io l’epidurale mai! – disse quella che la chiese minacciando di morte l’ostetrica dopo solo un’ora di travaglio.

– Il sesso è fondamentale. Io voglio ricominciare subito! – disse quella che sei mesi dopo il parto si disperava perché ancora non aveva capito quando era il momento della giornata in cui poteva eventualmente farlo, questo sesso di cui tanto si parla.

– Io devo per forza dormire almeno 6 ore a notte, sennò sto proprio male. Se non dormirà troveremo il modo di farlo dormire! – disse quella che non se ne capacitava ma dopo due anni aveva provato tutti i metodi, finanche l’ipnosi, ma non era riuscita a convincere il frugoletto, a dormire più di tre ore di seguito.

– Io il passeggino non lo voglio, perché userò solo e sempre la fascia che è più sana per il bimbo e migliore per me! – disse quel genitore che poi, alla centounesima visione del video su youtube del doppio nodo a croce uncinata sul dietro e carpiata in avanti di scuola tedesca, cominciò a pensare di essere fisiologicamente incapace di annodare quel cavolo di lenzuolo lungo milioni di metri.

– Allattare si, ma non esageriamo, io oltre i sei mesi non vado! – disse quella che poi ci prese gusto.

– Nel lettone mai! È la morte della coppia! – dissero quelli che poi decisero che per qualche mese potevano dare più importanza al sonno che alla coppia ( cioè io.. ehm…).

– Cosleeping tutta la vita, perché è bellissimo dormire tutti insieme! – dissero quelli che poi scoprirono di avere il letto alla francese e tutti stretti stretti avevano troppo mal di schiena e comprarono una culla.

Storie già sentite?

Io scommetto di si. perché quando si diventa genitori sembra venire in automatico anche una buona dose di presunzione. Nessuno di noi è escluso, non barate. Si inizia tutti così. Pensando di avere le verità in tasca, di poter governare il futuro.

Poi però, prima o poi, in un modo o in un altro tutti noi sbattiamo contro la realtà che ci insegna che la strada non è mai una sola. E spesso ci restiamo male. È capitato a tutti, non dite di no!

E allora sapete oggi qual’è il consiglio che darei a chi mi chiedesse un’unico suggerimento da dare ad un genitore in attesa?

Io a quel genitore direi: tieni basse le tue aspettative.

Che significa: sognate sì, fate progetti, pensate a cosa idealmente vorreste fare a come vorreste essere un volta divenuti genitori. Leggete, informatevi, trovate la vostra strada tra le tante che si trovano narrate, spianate, preparate, lasciatevi ispirare da esempi di vite che ammirate, imparate a riconoscere le cose che amate. Preparate il vostro nido e fate pure un ritratto mentale di voi da genitori. Fate un piano del parto, sognate la colonna sonora. Lasciate che i sogni e i progetti costruiscano la vostra immagine del domani E CHE VI SIANO DA GUIDA.

Attenzione però. Ricordate sempre che il margine di imprevedibilità è altissimo. Che sognare è una cosa ma prepararsi alla serena gestione dell’imprevisto è un’altra e forse è più importante.

Tenere basse le aspettative significa lasciare elastica la propria mente; non vuole dire non fare progetti o pensare che sarà tutto difficilissimo o bruttissimo. Significa semplicemente lasciare aperta la porta a cambiamenti e variazioni al percorso che avete immaginato.

Ogni vita è diversa, ogni figlio è diverso, ogni coppia è diversa; tenere basse le aspettative significa accettare il fatto che qualsiasi modello, una volta poggiato sopra la nostra storia personale, acquisirà particolari nuovi, anche in corso d’opera; significa ammettere con sé stessi di non poter – e non dover – essere sempre quello che ci aspettavamo di essere.

Diventare genitori è più un salto nel vuoto che un idillio a tre. Atterrare su una morbida nuvola è più raro che battere una bella sederata sul duro terreno. Essere genitori richiede olio di gomito e voglia di lavorare, prima di tutto su se stessi. Perché la felicità non nasce in sala parto (e nemmeno in casa se state pensando di partorire sul vostro lettone e vi sentite immediatamente escluse dalla faccenda*). Ciononostante è bellissimo, e lo è proprio perché la gioia inattesa, la felicità che proviene da dove meno te l’aspettavi è sempre piena di meraviglia.

Mitigate le vostre aspettative dunque, se volete provare a fidarvi di me. Niente deve per forza essere in un solo modo; la nascita di un figlio non deve per forza essere un idillio come non deve per forza essere un tragico sconvolgimento.

Lasciatevi stupire, lasciatevi abbattere e lasciatevi innamorare. Create il vostro percorso pian piano, con ottimismo, energia e voglia di lavorare e non ve ne pentirete!

 

 

 

 

*Attenzione: io ho partorito in casa 😛

Irene
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6 Comments

  1. Sono tornata. Mi metto comoda, fanciulle permettendo, e mi leggo tutto il blog.

  2. Va che mi sono fermata a due articoli perché Junior si è presa la sesta malattia, per festeggiare al meglio questo nove mesi..

    • Irene
      Irene Reply

      Anche noi! Anche Giovanni ha festeggiato i nove mesi con la sesta malattia!!! 😛

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