Mia mamma mi raccontava spesso di quando, da piccola, mi persi dietro un venditore di palloncini; mi diceva sempre che fu un attimo, che erano tutti convinti di avermi sotto controllo e invece in meno di un secondo ero persa tra la folla. Poi mi ritrovarono; le comunità “analogiche” erano molto più abituate ad accorrere in soccorso di qualcuno, erano molto più pronte a rispondere ad un grido d’aiuto. Quando mi raccontava questa storia a mamma venivano le lacrime agli occhi perché, mi diceva, da quel giorno in poi la paura di perdermi non le era mai più passata.

Poche settimane fa anche noi abbiamo avuto un brevissimo momento di panico di questo genere, mentre eravamo a cena fuori in un posto all’aperto che ha anche uno spazio bimbi con scivoli e altalene. Giorgina stava giocando con una bambina e noi la stavamo tenendo d’occhio, solo che, ad un certo punto, abbiamo abbassato lo sguardo sul nostro piatto per un attimo ed evidentemente lo abbiamo fatto in contemporanea mollando la presa su di lei; fatto sta che in un attimo non c’era più. Lei è tornata in meno di un minuto, trotterellando felice verso di noi, ma a me quegli attimi sono sembrati lunghissimi e anche se l’avevo subito ritrovata volevo solo piangere di paura e di gioia insieme. Sul momento mi sono detta che quantomeno avrei dovuto farle un bigliettino da tenere in tasca e da mostrare in caso si perdesse, poi mi sono messa a cercare soluzioni un po’ più carine e ho trovato questa cosa qui.

È un’idea nuova e anche un po’ geek quella di Bea Barthes, nuovo brand di abbigliamento bimbi 0-6 anni, che ha creato Se mi perdo, speciali etichette disponibili su ogni capo e un braccialetto semplice e molto estivo, entrambi dotati di un mix di tecnologie in grado di far ritrovare velocemente il bambino in caso di smarrimento.

Basta infatti avvicinare uno smartphone all’etichetta, ben visibile all’esterno dell’indumento, per fare sì che i genitori ricevano in tempo reale un’e-mail con la posizione del bambino, geolocalizzata su mappa. La persona che lo ha ritrovato, invece, visualizza una pagina web specifica attraverso cui può scegliere di chiamare il genitore o di inviare un SMS precompilato.

In poche parole Se mi perdo sfrutta infatti la tecnologia NFC (Near Field Communication), già adottata, ad esempio, per pagare con carta di credito e ora applicata alla sicurezza dei bambini. Se il cellulare non dispone del sistema NFC, l’etichetta, che riporta in modo chiaro la spiegazione di come utilizzarla, può comunque essere letta attraverso il QR code o ancora, più semplicemente, basta collegarsi da un qualsiasi browser all’indirizzo web dedicato per chiamare direttamente il genitore e lanciare in automatico la geolocalizzazione del bimbo. L’attivazione dell’etichetta o del bracciale ha un costo dopo i primi 60 giorni, ma per adesso è veramente irrisorio.

Gli abiti e gli accessori della linea sono tutti acquistabili online su www.beabarthes.com e su qualsiasi capo è possibile richiedere l’etichetta Se mi perdo. E visto che le spiagge affollate sono uno dei luoghi più a rischio, il braccialetto è acquistabile anche presso gli stabilimenti balneari che ne hanno fatto richiesta.

Ovviamente io che sono un po’ nerd sono stata immediatamente affascinata da Se mi perdo; resto un po’ perplessa sull’effettiva funzionalità in un paese dove resta imperterrita una scarsa cultura informatica e digitale e ancora oggi esistono persone della mia età – cioè… ehm… tra i 30 e i 40… – che non soltanto non sanno cosa è un codice QR ma hanno difficoltà ad utilizzare un browser in funzione mobile. Il vantaggio di un oggetto come questo, d’altra parte, è che può essere facilmente utilizzato in viaggio; ovunque siate nel mondo Se mi perdo funziona con tecnologia digitale, non ci sono telefonate da fare, lingue da capire. Basta connettersi alla rete et voilà; al limite avrete speso qualche euro ma non avrete il problema di dover capire l’indirizzo in cui si trova il vostro pargoletto in islandese o in giapponese o in qualsiasi altra incomprensibile lingua!

Io credo che farò un tentativo, soprattutto per premiare un’idea che finalmente cerca di rendere utile quell’incessante smanettare coi telefonini che anche in spiaggia non riusciamo mai a mollare. Che servano finalmente a qualcosa di meglio che consumare inutilmente la nostra vista!

 

Irene
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