Prima che nascesse Giovanni io e il Barbapapà nutrivamo alcune preoccupazioni. Genitori moderni, siamo, noi: gente di oggi, istruita, un po’ filosofa e sicuramente poco pratica, testa tra le nuvole e piedi mal piantati sulla terra. Per questo motivo queste preoccupazioni vertevano per lo più sui massimi sistemi, del tipo; saremmo stati capaci di amare il secondo come la prima? Sarebbe stata la prima gelosa del secondo? Roba grossa, insomma. Perché domandarsi se i nostri miseri stipendi sarebbero stati in grado di sfamare tutta la ciurma quando potevamo consumarci le meningi sulla fenomenologia della costruzione dei sentimenti fraterni? Perché domandarsi come saremmo riusciti ad entrare in quattro con due seggiolini da macchina più i bagagli per una vacanza nella nostra Pandina da centro città, quando potevamo passare il tempo a comporre poesie sul cuore diviso?

Ecco.

Poi è nato Giovanni e il tempo che abbiamo avuto a disposizione da quel momento per darci risposte valide alle due domande esistenziali che ci affliggevano prima della nascita è stato appena suffciente per pronunciare due semplici frasi: “si, li amiamo già tutti e due allo stesso modo” e “si, un po’ gelosa lo è ma se la caverà alla grande”. Poi, finalmente liberi dal peso della filosofia, ci siamo dedicati al reale problema che insorge quando i figli non sono più uno solo, ma soprattutto quando tutti sono ancora piuttosto piccoli: la logistica.

Perché per quanto finora ne so, quando i figli diventano due il problema dell’amore passa in secondo piano circa una settimana dopo la nascita di quello nuovo, e per la precisione nel momento esatto in cui tu vuoi disperatamente uscire di casa, per fare una passeggiata e respirare un po’ di aria vera. Ecco, quel giorno ti preparerai con cura mentre il piccolo dorme e poi preparerai la grande; poi il piccolo si sveglierà e farà la sua poppata mentre nel frattempo la grande giocherà con la minicucina. Ti sembrerà che tutto vada benissimo, metterai il piccolo nella fascia per uscire e recupererai la grande che trotterellando ti seguirà mentre gli uccellini canteranno fuori dalla finestra in segno di accoglienza. Una favola, insomma.

Accade poi che, però, appena arrivi sulla porta il piccolo sgancia quella grossa , acida e liquida nel pannolino appena cambiato e tu allora devi tornare indietro per cambiarlo e poi torni sulla porta pronta ad uscire ma quella grande non c’è più e la ritrovi senza scarpe seduta a giocare coi Duplo in camera sua e allora le devi rimettere le scarpe ma lei non vuole e tu la rincorri e poi ti arrabbi e alla fine ce la fai e torni sulla porta pronta ad uscire ma a quel punto il piccino ha di nuovo fame e allora niente, si ricomincia da capo e poi forse, magari dopo un paio d’ore siete veramente pronti tutti e tre ma appena fuori scopri che la grande sulla pedana non ci vuole stare e allora la rimetti nel passeggino e prendi il piccolo nella fascia ma sono 40 gradi all’ombra, gli uccellini non cantano più, a dire il vero nemmeno le cicale si azzardano a sprecare energie, e dopo dieci metri decidi che, nulla, ormai è tardi e con questo caldo che ci stai a fare fuori e poi è l’ora di pranzo e vale la pena rientrare.

E poi dopo pranzo arriva l’ora del pisolino e naturalmente non avviene mai in contemporanea ma, quella volta che succede e tu decidi di metterti a riordinare l’armadio, di sicuro ricevi la telefonata di quell’amica che non senti mai ma che si vuole congratulare e ti vuole aggiornare su tutti i dettagli della sua vita negli ultimi trent’anni, e a te dispiace mandarla a cagare perché abbi pazienza ma per l’appunto oggi tutti e due i bambini stanno facendo i pisolini insieme e sai com’è… e così perdi la tua chance, e quindi poi si svegliano tutti e due e tu resti per i successivi quindici giorni con tutte le mutande sparpagliate sul pavimento del guardaroba perché le volevi riordinare per colore ma sai com’è…

È così che, oggi, quando leggo di genitori sconvolti dal dilemma dell’amore diviso mi domando: ma loro come fanno con le questioni di logistica? Potrebbero per favore venirmi a spiegare come fare? Perché io al momento desidererei tanto logorarmi la mente sui massimi sistemi mentre passeggio felice per strada, con i miei due pargoli ordinatamente sistemati nel passeggino e pedanina, oppure mentre i suddetti pisolano abbracciati sul letto in magica sincronia. Vorrei scrivere fiumi di poetiche lettere alla mia prima figlia o al mio secondo figlio; lettere che leggeranno da grandi; lettere che porteranno con se dallo psicanalista, dal quale si recheranno tre volte la settimana per risolvere gli innumerevoli problemi arrecati alla loro fragile psiche dall’espansione della loro famiglia; lettere bellissime e commoventi, perché sarò pure una madre devastata dai sensi di colpa ma a scrivere me la cavo. Purtroppo però devo pensare a come fare a leggere la fiaba della buonanotte alla grande secondo il rito dell'”abbracciamoci strette guancia contro guancia” quando il piccolo non si vuole staccare dalla mia poppa mai e io sono sola in casa, e allora finisce in maniera veramente scomoda (e anche un po’ buffa) con tutti e tre appiccicati in un lettino ad una piazza con quaranta gradi e duecento per cento di umidità.

Al momento non c’è dilemma filosofico che tenga, nella mia vita. Sono solo quella che alla fine della giornata è già grassa se si è ricordata di togliersi le lenti a contatto. Al momento quando arrivo alla fine della giornata mi sembra di essere stata trasportata fin lì da un incredibile tornado e non ho nemmeno ben capito come è successo e cosa ho fatto. Sono la regina del tirare i remi in barca per lasciarsi trasportare; molto spesso mi fido della corrente che, comunque, male che vada, prima o poi mi scaraventa sulla terra ferma.

Il punto è, però, che per uscire di casa e arrivare dove devo arrivare senza impiegare mezz’ora per coprire una distanza di trenta metri ho bisogno di ragionare, di capire qual’è la tecnica migliore.

La logistica, amici. La logistica. Mai stata il mio forte. Maledizione.

 

 

 

Irene
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4 Comments

  1. mi è piaciuto il tuo testo, per due motivi: perchè sono mamma di due bimbi che hanno 16 mesi di differenza..e perchè nel tuo blog citi Anais Nin, dalla quale ho tratto tante verità…e anche il nome della mia bimba, appunto! Io ho scoperto nel tempo che con la logistica non me la cavo niente male 😉

    • Irene
      Irene Reply

      🙂 grazie! Spero di scoprire anche io, con il passar del tempo, di cavarmela bene con la logistica!!! 😛

  2. Non immagini neanche come sia quando invece del secondo figlio ti arrivano 2 gemellini!! Ti capisco perfettamente !!! Ormai hanno 2 anni quindi abbiamo superato la parte delle poppate e del cambio pannolini per la quarta volta mentre pensavi che finalmente stavi per uscire di casa…però la stanchezza a fine giornata senza capire di preciso cos hai fatto alla fine per sentirti in quella maniera persiste…a volte mi sento come un robottino con energia infinita che esegue gli stessi compiti e movimenti tutti i giorni senza sosta!! Ovviamente l amore che ricevi è inestimabile ma le domande esistenziali non finiscono mai e ti assalgono sempre quando finalmente hai 5 min di libertà…però l istinto di sopravvivenza ha preso il sopravvento e ti aiuta ad eliminare tutto ciò che nella vita non è così importante dandoti risposte brevi ma efficaci!!

    • Irene
      Irene Reply

      È vero. Risposte brevi ma efficaci. Essere genitori (ma, ehm, soprattutto essere madri) è la cosa che più di ogni altra stimola l’efficenza. Dovremmo poterlo inserire a buon titolo sul curriculum. No?

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