Ve le ricordate le prime settimane di svezzamento? Ve lo ricordate tutto quel travasare brodi e verdure?

Avete mai avuto il sentore che ci fosse un nesso logico tra quella sensazione di sfinimento, frustrazione gastronomica e avvilimento autopunitivo che provavate sudando intorno ai pentoloni e quell’inspiegabile scarso entusiasmo del piccoletto di casa – quello stesso bambino che solo ieri allungava la mano golosa in direzione del vostro piatto di pasta alla carbonara – nei confronti della pappa brodo/semolino/parmigiano/ebbasta?

Io, quando il pediatra mi spiegò tutta la faccenda del brodo, rimasi paralizzata, il cervello in panne di fronte ad un procedimento che mi pareva tanto assurdo quanto, sperabilmente, funzionale allo sviluppo gastro-bla-bla-bla della mia pargola. Un attimo dopo essere usciti dallo studio io e il Barbapapà ci siamo guardati e i nostri sguardi allibiti dicevano: “ma davvero davvero?

È stato in quel momento che ci siamo chiesti se fossimo solo noi o tutti i bambini del mondo dovessero passare da quella tortura fatta di patata-carota-zucchina. Meno di due settimane dopo eravamo passati ad un misto tra auto-svezzamento e svezzamento alla francese, perché i francesi, di cucina, si sa, ne capiscono.

Facendo qualche rapida ricerca on-line è facile scoprire che – ferme restando alcune regole base – paese che vai svezzamento che trovi. Fra tutti quello all’italiana risultava di sicuro il più avvilente, il più frustrante, il più assurdamente forzato dalla parte del genitore e del dottore, il più mortificante per un’educazione al gusto del mangiare come piacere e non solo come sussistenza.

Già a partire dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, contenute ad esempio in un libretto scaricabile gratuitamente intitolato Complementary feeding – family foods for breastfed children, si evince che il nostro svezzamento è ben strano. Tutta la faccenda dei brodi non risulta citata in nemmeno una pagina e la quantità di verdure somministrabili fin dai sei mesi non ha niente a che vedere con il patata/carota/zucchina. Soprattutto si consiglia di preparare puree belle dense e ricche di nutrienti proponendone un cucchiaino alla volta – fosse anche un cucchiaino al giorno inizialmente – per far sì che il cibo faccia la sua funzione. E lì non puoi fare a meno di pensare a come quella pappa di brodo, farina e parmigiano non riuscisse mai ad addensarsi al punto da non trovartela poi spalmata anche nelle mutande….

Sappiate dunque che, sebbene la regola dell’introduzione graduale degli alimenti valga per tutti, la scomposizione dei brodi e delle verdure vale solo per noi mentre i nostri vicini francesi, nonché tutti gli altri paesi del mondo, iniziano lo svezzamento con delle puree di frutta e di verdura che semplificano non poco lo spentolamento. Il numero di verdure “pappabili” nella prima fase di svezzamento, poi, è assai maggiore negli altri paesi e vi basti sapere che la prossima persona che si chiede se si può dare la zucca ad un piccolo di sette mesi, può considerarsi messo in ginocchio sui ceci dietro la lavagna fino allo squillo della campanella e senza merenda.

Facciamo un breve giro dello svezzamento nel mondo, dunque:

– In Francia sostanzialmente si propongono fin da quasi subito pappine complete e molto gourmand tramite i quali svezzare i piccoli con gusto e varietà. Ricordo ancora con entusiasmo la ricetta della pappa di pollo, carote e albicocche trovata sul libro sullo svezzamento alla francese; una ricetta che faccio ancora oggi e che, mentre allora prevedeva l’aggiunta delle spezie solo dopo aver sporzionato la parte di Giorgina (da frullare), adesso viene goduta in famiglia con abbondante curcuma per tutti.

In Inghilterra la faccenda si fa meno allettante e il ricorso al cibo preconfezionato è sicuramente più alto. Sotto quel punto di vista però l’offerta di cibo confezionato per lo svezzamento, biologico, di alta qualità ma soprattutto vario è nemmeno lontanamente paragonabile alla nostra. Io non so voi ma ho comprato un vasetto dei nostri una volta e non mi sono mai più sentita di ripetere l’esperienza…. D’altro canto nei paesi anglosassoni al momento è sostenuto con entusiasmo l’autosvezzamento (baby-led weaning o BLW) anche da parte dei pediatri che, invece, qui da noi nella maggioranza dei casi vi diranno che è pe-ri-co-lo-sissimo.

– Negli Stati Uniti, la situazione ricalca quella inglese con un accento più marcato sul salutismo fondamentalista e sull’autosvezzamento. C’è anche da dire che evidentemente i medici italiani non concordano sull’acquisizione della capacità di masticare e mentre conosco bambini che a dieci mesi in Italia ancora non mangiano la pasta, in America troverete ottimo finger food da sgranocchiare anche per piccoli di otto mesi. Unica nota negativa dello svezzamento all’americana è naturalmente la tendenza allo snack fin dai primi mesi, che, seppur bio, non è certo un’abitudine da incoraggiare. Ricordo ancora quando nel reparto baby-food di Whole Foods dovetti chiedere consiglio alla commessa su cosa loro considerassero un possibile pasto tra tutte quelle bustine e sacchettini colorati e lei con un grande sorriso mi disse che, no, quelli erano tutti snacks… per il cibo vero dovevo guardare alle mie spalle, in quell’altro coloratissimo, gigantesco scaffale. Cionostante non potetti resistere all’acquisto delle mini-meringhe banana/patata dolce; funzionarono ottimamente sia a premiare Giorgina quando stava buona che, per associazione di idee, a farmi sentire meno la mancanza di un cane…

– In Giappone, se inizialmente lo svezzamento procede di pari passo con lo svezzamento degli altri paesi (eccetto l’Italia per via del brodo…), pare che si cominci molto prima con il pesce (quantomeno il brodo dashi), le alghe e molto presto anche col tè mujicha – tè di luppolo.

Vi dirò la verità, noi dopo aver scoperto queste cose abbiamo abbandonato con sollievo le tecniche nostrane e abbiamo seguito – sempre facendo attenzione a reazioni allergiche e sviluppo di Giorgina per quanto riguardava soprattutto la masticazione – un regime più rilassato. Nessuno di noi, soprattutto la piccola di casa, se ne è mai lamentato.

 

 

Irene
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8 Comments

  1. Ciao! Anche io mi sono dedicata molto a leggere qua e là sullo svezzamento.
    E le cose stanno cambiando anche in Italia. Per lo meno qua a Sassari i pediatri che fanno lo svezzamento tradizionale sono rimasti pochi.
    La mia mi ha detto che la bambina poteva mangiare tutto da subito, compatibilmente con il fatto che non avesse denti. L’unica cosa che mi consigliato di evitare è stato il sale.
    Mi ha anche detto di prepararle la sua pappa, ma anche di farla sedere con noi a tavola e farle assaggiare quello che mangiamo.
    Insomma è stato tutto decisamente più semplice. Anche se la Piccola I. il primo giorno si è fatta venire i conati :-). Però due settimane dopo stava già mangiando pasta al sugo, sai che comodità!
    Più facile dell’auto-svezzamento radicale che, come mi ha detto lei, oltre a non avere tutto ‘sto fondamento scientifico, è una gran rottura di palle, soprattutto per le mamme che lavorano.
    Se ti va di farmi visita, ho un blog confusionario e incoerente che da quando sono mamma si occupa anche di pupi:
    http://vedogente.blogspot.it/2014/11/asilo-e-svezzamento-storia-di-una-pupa.html

    • Irene
      Irene Reply

      Vado sicuramente a vedere il tuo blog!!! 🙂 E magari tutti i pediatri fossero come la tua! In realtà il nostro si è rivelato poi “in corsa” molto meno rigido di quanto aveva mostrato all’inizio; quando alla visita dell’ottavo mese gli dicemmo che la piccola aveva già mangiato la pastina con la salsa di pomodoro fatta in casa da me – di quelle fatte a regola d’arte col profumino che invade la casa – si sciolse e ci disse “vabbè allora datele tutto”. Le uniche cose che ci ha proibito fino all’anno sono state il bianco dell’uovo e il latte di mucca; ma a parte il latte di mucca noi la frittatina gliel’abbiamo lasciata assaggiare molto prima! 😛 😛 :p Certo che palle, noi genitori! Sempre a fare di testa nostra 😛 😛 😛

      • Il bianco d’uovo a noi è concesso, mentre il latte di mucca no, purtroppo.
        Ma mancano due mesi e poi: 1 anno della Piccola I.!
        Ciao ciao,
        Carla

  2. Per pasta al sugo intendo pastina per pupi al sugo…a sei mesi non aveva neanche un dente!

  3. mamma dada Reply

    Beh! Noi abbiamo risolto facendo autosvezzamento!!!!!! Prima pappa di Alessandro a sette mesi? Fusilli olio e grana!!!

    • Irene
      Irene Reply

      Ma infatti!!! Comunque ormai noto che sempre più pediatri si stanno “convertendo” all’autosvezzamento! Abbasso i brodi!!! 😛 😛

  4. Eleonora Franceschi Reply

    Mah. Sarà anche il piu noioso del
    Mondo ma ha il suo perche. Soprattutto quando poi vedi COME mangiano i bambini soprattutto inglesi/americani DOPO..hanno una educazione alimentare pessima

    • Irene
      Irene Reply

      Vero. Ma anche i nostri ormai non sono messi tanto meglio!!!! Fatto sta che a parere di molti, compresa l’OMS, il nostro sistema di svezzamento è comunque datato e per lo più inutilmente lambiccoso e punitivo per il palato e lo sviluppo di gusti complessi. Ciò non significa che cambiare voglia dire abbandonarsi agli snack e al cibo spazzatura. Esiste sempre un modo sano di evolvere, almeno si spera, no?

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