Ai tempi del liceo la gente come me andava a Londra e a Berlino. Tappe obbligate sul cammino dell’irrequietezza e della weltanschaung di un cervello in fase di impetuosa maturazione. Io però, tra una cosa e l’altra, alla fine Berlino l’avevo saltata e da Londra mi ero spostata ai più morbidi spleen parigini. È così che, dunque, mi sono ritrovata a “fare” Berlino un po’ da vecchia, con una figlia di nemmeno due anni, un marito e una tata. E che ci volete fare? Il tempismo non è sempre la mia specialità.

Una volta arrivata a Berlino però ho scoperto che andava tutto bene perché quelli che erano a Berlino quando Berlino “andava” ora hanno la mia età – più o meno – e hanno pure figliato parecchio, rendendo Berlino il posto adatto anche a chi come noi ha esigenze di accoglienza family-friendly. Un win-win, si potrebbe definire.

Berlino è una città adattissima per un viaggio con bimbi, anche piccolissimi, al seguito. È provvista di un numero spropositato di parchi e parchetti attrezzati la cui media è di molto superiore rispetto alle nostre migliori aspettative; il 99,9% dei ristoranti ha seggioloni in quantità, è accogliente verso le famiglie e nella maggioranza dei casi ha un fasciatoio (pulito); le stazioni della metropolitana hanno sempre l’ascensore (cosa rara, ad esempio a NY), utile per chi viaggia col passeggino; e, last but not least, la città intera dispone di un buon numero di cosiddetti Familien Cafe ad offrire riparo e svago nei momenti di stanchezza o di pioggia.

Familien Cafe sono una cosa che da noi pressoché non esiste ed è un vero peccato; sono delle caffetterie/bistrot generalmente validissime dal punto di vista gastronomico che non soltanto hanno delle opzioni di menù adatte ai bimbi – in alcuni casi anche quelli in fase di primo svezzamento (alias: pappine home-made) – ma hanno spazi attrezzati ad intrattenere i piccoli con giochi, scivoli, vasche di palline e chi più ne ha più ne metta. Una ludoteca con caffè? Un bar con ludoteca? Mmmmh, qualcosa di leggermente meno sfigato, ecco. Averne uno proprio davanti casa è stata una bella risorsa, soprattutto per prendere un caffè e una fetta di torta con un po’ di calma in un momento di pioggia, evitando che Giorgina si annoiasse a morte. QUI la top10 dei Familien Cafe berlinesi; il mio consiglio è di farne uso se dovesse capitarvi di essere in giro per Berlino con bimbi tra gli 0 e i 6 anni.

I nostri cinque giorni a Berlino sono stati quasi perfetti; accompagnati da nuvole gonfie e piogge brevissime e sporadiche, passeggiate in bicicletta lungo la linea del muro, mercatini e discrete mangiate. Io son tornata a casa con un’energia addosso di quella che ti fa pensare al domani come qualcosa che si porta dietro il passato senza farne un ancora ma una vela in più. Ci sono state cose che non ho amato e non definirei Berlino una città bella, o almeno non bella come posso pensare bella Parigi o Londra. Berlino fa parte di quella tipologia di città che poi alla fine ti rimane nel cuore più delle altre perché quello che ti lascia intravedere è una bellezza che vuole essere cercata prima di uscire allo scoperto. È una città dove senti l’odore dell’occidente e dell’oriente che si mescolano e qualche volta mentre camminavo per strada, non so perché, l’ombra sui marciapiedi mi ha fatto ripensare a Tehran, qualche volta invece ho avuto voglia di tornare a San Pietroburgo mentre veder passeggiare le mamme fighe Bugaboo-munite mi ha fatto ricordare Brooklyn.

Dopo i cinque giorni a Berlino abbiamo noleggiato una macchina e ci siamo diretti verso Nord, alla volta di Lubecca e del Mar Baltico dove io volevo coronare il sogno di vedere da vicino – e magari sedermi dentro – una vera strandkorb, quelle speciali sedie da spiaggia di origine tedesca, che caratterizzano le spiagge del nord-europa e fanno tanto primi del Novecento. Il viaggio fuori porta è stato all’altezza delle aspettative: Giorgina ha adorato passeggiare per Lubecca e poi il mare e i gabbiani, anche se è tornata a casa con un bernoccolo gigante dovuto ad uno scontro con un aquilone professionale che le è caduto addosso sulla spiaggia di Scharbeutz. Una meravigliosa scenetta degna dei migliori film comici.

Unica nota stonata di tutta la vacanza i voli aerei, comprati da Iberia ma operati da Vueling e veramente pessimi. Cinque ore di ritardo senza un minimo di spiegazioni o di scuse all’andata – con cambio di aeroporto di arrivo, arrivo nel cuore della notte e necessità di soggiornare in un albergo lì vicino perché impossibile raggiungere la destinazione in nottata – e musica a manetta al ritorno  in un volo partito alle 23 che sembrava di essere su un aereo-rave diretto alla chiusura del Pacha ad Ibiza. Vabbè. Vueling non avrà i miei soldi una seconda volta questo è sicuro!!!

Nei prossimi giorni dedicherò alcuni post ai nostri percorsi preferiti in città e fuori e a come ce la siamo cavata con bimba al seguito, bagaglio ridotto e senza passeggino!

E voi?

Cosa avete fatto questa estate?

Avete dritte o suggerimento su cosa fare o non fare per una vacanza serena bimbi al seguito?

Irene
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4 Comments

  1. Wow! Fantastico; ogni volta che lo raconti mi sembra un sogno. Voglio partire adesso! Voglio portare tutti a Berlino! Però non ci credo che non hai usato il passeggino! 😀

    • Ahahahah! Si, dai, tutti a Berlino!!! Il passeggino non lo avevamo portato quindi anche se lo avessi voluto usare, ehm, ormai la scelta hardcore era stata fatta… In realtà io il passeggino non lo uso praticamente mai nella normale quotidianità perché mi stanca molto di più, mentre a Simo avrebbe fatto piacere averlo qualche volta, visto che soffre di mal di schiena terribili. Il fatto è che dopo l’esperienza a NY – dove è rimasto inutilizzato in casa per quindici giorni visto che per entrare e uscire dalla metropolitana era una tortura, essendoci un’ascensore ogni dieci fermate e per il resto te la cavi con il passeggino in spalla per due piani sottoterra – avevamo deciso “passeggino in viaggio mai più” e tutto sommato non ce ne pentiamo. Certo un bel marsupio di quelli da montagna con i rinforzi sarebbe stato decisamente molto più adatto.

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