Ispirata da QUESTO post su un blog americano che seguo, mi sono messa a riflettere su cosa accade affettivamente in questa famiglia quando Giorgina decide che oggi no, il pisolino non lo fa, oppure oggi no, a letto alle nove non ci va. Ricordate il Bianconiglio che mi inseguiva ogni volta che Giorgina si rifiutava di dormire al solito orario e le mie elegantissime reazioni?

Il fatto è che la memoria è fresca perché per l’appunto il primo “salto-del-pisolino-postprandiale” si è verificato giusto pochi giorni fa, un tranquillo venerdì pomeriggio in cui la piccola di casa ha deciso che era troppo supercalifragilistichespiralidoso stare in salotto con babbo e mamma, per abbandonare il campo a favore di una pennica. Ad un certo punto sembrava che stesse per farcela, mi ha preso la mano e mi ha portato in camerina; solo che appena arrivate ha fatto stendere me sul letto, mi ha messo la sua bambola della nanna tra le braccia, mi ha fatto ciao-ciao, ha chiuso la zanzariera rimboccandola bene sui bordi del letto e se n’è andata. Parte del mio cervello è ancora sdraiato lì a domandarsi come sia possibile.

È giusto dire anche che lei, piccina, a parte essere solo “leggermente” sovraeccitata – io ancora sospetto avesse dato un sorso dalla mia tazzina di caffè mentre ero un attimo distratta – in realtà si faceva anche bellamente gli affari propri, giocando con le lampadine colorate del terrazzino o leggendo a voce alta l’appassionante e sempre commovente storia della Tigre che Venne a Prendere il Tè.

Ma allora perché, mi domando io, perché nella mia testa risuonavano le note di I Wanna be Sedated e io non riuscivo a smettere di pensare “ma quando si addormenta, che ho un sacco di cose da fare?” come se ne andasse della mia vita? Come se non bastassero le vocine nella mia testa  c’era anche l’eco prodotto dal Barbapapà che borbottava “non. dormirà. mai. più.” col suo solito ottimismo da apocalisse a complicare la faccenda. Cercate di immaginarvi la situazione. Lei tranquilla* (vedi definizione in fondo al post) che gioca sul terrazzino guardando perplessa i genitori camminare su e giù, scontrandosi l’uno con l’altra, scambiandosi sguardi di puro panico come fossero due passeggeri del Titanic a pochi minuti dal tuffo in acque gelide. Ecco.

Non la voglio fare troppo lunga ma dico soltanto che insomma ad un certo punto dovremmo anche cominciare a considerare il fatto che noi genitori abituati a far tutto quando i figli dormono dovremmo anche cominciare a prendere in considerazione l’idea di trovare il modo di fare le cose – tutte o… ehm… quasi tutte – anche quando sono svegli, smettendo di affidare la nostra produttività ai pisolini.

Dico, è difficile ma fare troppo affidamento su programmi stabiliti a priori rende la vita un casino ogni volta che questi programmi si scombinano.

Perché non cominciare a pensare che sia una cosa naturale e niente affatto drammatica il fatto che i nostri figli, esattamente come noi, qualche volta abbiano voglia di fare il pisolino, qualche volta no, qualche volta vadano a letto alle nove e qualche volta vogliano semplicemente restare svegli a guardare la luna sul balcone insieme a noi? Non sarebbe tutto molto più facile?

Leggendo i libri di Maria Montessori si trova proprio questo tipo di stimolo. È giusto educare ad una regolarità ma non è sano imporla né a noi, né ai nostri piccoli. Un po’ d’imprevisto arrichisce la vita e ci aiuta ad affrontarla in maniera positiva. Quel giorno che Giorgina ha cominciato a saltare qualche pisolino ho sprecato un sacco di tempo a tentare di farla dormire mentre avrei potuto fare tantissime altre cose – con lei e senza di lei – visto che era tranquillissima e se ne stava lì a giocare come se niente al mondo fosse più importante. I nostri tentativi di appisolarla l’hanno resa soltanto più irritabile e hanno complicato non di poco la situazione.

In fondo la cosa assurda è che nei confronti del sonno notturno abbiamo sempre tenuto un atteggiamento diverso, montessoriano appunto: e i risultati si vedono. Indipendenza e autonomia nei confronti della nanna, orari regolari salvo occasioni eccezionali, sono elementi che rendono le nostre serate momenti di tranquillità in cui si riesce anche a leggere un libro in attesa del momento della favola della buonanotte.

Proprio come dichiara il post che vi dicevo, una volta cambiato l’atteggiamento nei confronti del sonno diurno tutto, proprio tutto, risulta più rilassato. Lo so, sembra assurdo ma pensateci: quanto tempo perdiamo nel tentativo di “stancarli” perché poi siano sufficientemente distrutti per crollare addormentati ovunque si trovino? Accettare con calma, classe ed eleganza, invece che scompostamente come mio solito, l’imprevisto del “non ho sonno” ci rende maggiormente padroni del nostro tempo tutto sommato. O forse no?

Mi sono lasciata abbindolare troppo facilmente o c’è del vero in tutto ciò?

Si apre il dibattito! 

*TRANQUILLA: tranquillo nel caso di una pargola di un anno e mezzo non significa che sta lì a giocare e VI IGNORA al punto che potreste anche mettervi lo smalto sulle unghie: immaginatevi piuttosto una via di mezzo, tipo che voi state leggendo un libro e vi si avvicina una nanerottola che vi mostra l’ultimo modello di caccola e dicendo WOOOOW ve la spiaccica proprio sulla frase che state leggendo. Tranquilla è una cosa tipo così… più o meno.

 
Irene
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